Canto a due voci: Miguel Hernandez e Mehmed Emîn Bozarslan

Canto a due voci diventerà un appuntamento frequente: Francesco darà il la pubblicando la sua poesia quotidiana; quando una di queste mi richiamerà alla mente una poesia di tema analogo, le due voci si uniranno. Oggi il tema comune è la prigione, la tortura e la morte, soprattutto di giovani, per ottenere la libertà della patria dal tiranno di turno. Oggi tocca alla la Spagna antifranchista e al Kurdistan.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Miguel Hernandez

Ninnananna della cipolla

È brina la cipolla
misera e chiusa.
È brina dei tuoi giorni,
delle mie notti.
Fame e cipolla,
è gelo nero e brina
grande e rotonda.
Nella culla di fame
stava il mio bimbo.
Con sangue di cipolla
si alimentava.
Però il tuo sangue,
inzuccherata brina,
cipolla e fame.
Una bruna signora
dissolta in luna
si sparge filo a filo
sulla tua cuna.
– Ridi bambino,
ti porterò la luna
quand’è il momento.
Lodola di mia casa,
tu, ridi forte.
il riso nei tuoi occhi
è luce al mondo.
Oh, ridi tanto
che l’anima al sentirti
vinca lo spazio.
Mi libera il tuo riso,
mi mette ali.
Solitudini scioglie,
carcere abbatte.
Bocca che vola,
cuore che nelle tue
labbra lampeggia.
Il tuo riso è la spada
più vittoriosa,
vincitore dei fiori
e delle lodole.
Rivale al sole.
Futuro alle mie ossa
ed al mio amore.
Aleggiante la carne,
lesta la palpebra,
iridata la vita
come non mai.
Che luccichio
aleggiando si libra
su dal tuo corpo!
Mi destai non più bimbo:
tu non destarti.
Quanto triste ho la bocca:
tu, ridi sempre.
Sempre alla cuna,
il riso difendendo
piuma per piuma.
Così ampio è il tuo volo,
così disteso,
che la tua carne è il cielo
appena nato.
Se io potessi
risalire agl’inizi
della tua strada!
L’ottavo mese ridi
con cinque zagare.
Con cinque assai minute
feroci lame.
Con cinque denti
con cinque gelsomini
adolescenti.
La frontiera dei baci
saran domani,
quando tu nei tuoi denti
sentirai un’arma.
Sentirai un fuoco
scorrere sotto i denti
cercando il centro.
Vola, bimbo, alla doppia
luna del petto
ch’è triste di cipolla,
tu soddisfatto.
Che tu non cada
né sappia quel che scorre
né quel che accade.

L’autore della poesia ,” Nanas de cebolla” ( ninna nanna della cipolla) si chiama Miguel Hernandez.
Nato nel 1910 a Orihuela in una famiglia di poverissimi pastori, Miguel Hernandez manifesta sin dai primi anni di scuola una grande passione per la poesia.
Interrotti gli studi per volere del padre che lo vuole pastore, continua a studiare per conto suo, appassionandosi alla lettura dei grandi autori della letteratura spagnola. Si unisce ad altri giovani e fonda una specie di circolo letterario che si riunisce nei locali di un panificio. Emigrato a Madrid, trova lavoro come segretario e redattore di un’enciclopedia.Comincia a scrivere le sue prime poesie e conosce Pablo Neruda e Federico Garcia Lorca.
Allo scoppio della guerra civile spagnola, si arruola con i repubblicani. In piena guerra, riesce a tornare per pochi giorni a Orihuela per sposare Josefina Manresa
Nel 1938 nasce il suo primo figlio, Manuel Ramón, che muore da lì a pochi mesi mentre nel 1939 nasce il secondo, Manuel Miguel. Condannto a morte dal regime franchista, in seguito alla commutazione della pena , viene rinchiuso nel carcere di Palencia, poi in quello di Alicante, in cui muore, a soli 31 anni, di tubercolosi.
La poesia “Nanas de cebolla” è dedicata al figlio Manuel Miguel.
Josefina gli aveva scritto in carcere che non avevano altro da mangiare che pane e cipolla ( cebolla). Lui risponde con questa toccante poesia. L’immagine è quella di un bambino che si avventa con forza verso la doppia luna del seno della madre ( doble luna del pecho).
E quel seno è triste di cipolla ( triste de cebolla) , ma il piccolo è soddisfatto e i 5 dentini che gli sono spuntati sembrano cinque gelsomini, cinque piccole punte feroci.
Tristissima la chiusa, è un messaggio a Josefina: Resisti, non so cosa succede o cosa accade.

dal prof. Francesco Martillotto

Mehmed Emîn Bozarslan

Nell’oscurità di anguste celle,
tra usci infami e solidi ferri
fra topi e scarafaggi
seminiamo la nostra parola,
e matura la nostra storia
irrigata dalle lacrime dei bambini
per il padre dietro le sbarre,
nutrita dal desiderio umiliato
delle giovani spose
cui il carcere ha tolto
ben presto l’amore.
La fantasia tesse nuovi racconti,
ricama con fili di lacrime,
con colori di sangue,
del sangue dei ragazzi e delle ragazze
che scorre eroico sui nostri monti,
su queste montagne kurde
e così continuano le nostre leggende
si intrecciano altre canzoni.
La nostra ispirazione non nasce
da labbra rosse dipinte,
da occhi e volti
elegantemente abbelliti:
da lacrime, sangue, desiderio
sorge la poesia
rinnova il nostro amore
e sospinta da un soffio leggero vola
oltre le sbarre.

Mehmed Emîn Bozarslan (nato nel 1935), è uno scrittore curdo. È nato a Diyarbakir nella Turchia sud-orientale. Il più famoso dei suoi primi lavori fu Alfabê che fu il primo libro di ABC per l’apprendimento curdo pubblicato in Turchia nel 1968. I libri furono immediatamente sequestrati da un tribunale turco. Emin è stato arrestato e incarcerato con l’accusa di separatismo. È stato rilasciato dopo poco tempo ma è stato nuovamente imprigionato in un’altra occasione sotto il regime militare dalla primavera del 1971 all’estate del 1974. Si è trasferito in Svezia come richiedente asilo politico nel 1978 e da allora vive a Uppsala.