Dal Neolitico con amore: gli scheletri di Valdaro

La settima elegia del libro IV di Properzio presenta una situazione analoga all’immagine commovente dei due scheletri abbracciati da 6.000 anni. Properzio sogna Cinthia, la bella, coltissima signora che gli aveva rubato pace e cuore dai 18 anni alla morte poco più che trentenne, e che però ne aveva tradito l’appassionato giovanile ardore, tra disincanto e capriccio raffreddato. Ma era morta, l’affascinante Cinthia, e ora nessun rivale più avrebbe potuto attrarla e distoglierla da lui. Nel sogno, a parti rovesciate rispetto alla reale vicenda, parla la donna: “estirpa l’edera che, coi suoi rami contorti, stringe le mie tenere ossa e tu, cessa di cantare le mie lodi. Ora sii pure di altre donne; fra breve, sarai soltanto mio: sarai sempre con me e le mie ossa alle tue in un abbraccio stringerò”.

Dalle nebbie della campagna piatta di San Giorgio, alle porte di Mantova, durante i lavori di bonifica archeologica nel sito di Valdaro, sui resti di un’immensa villa rustica romana del I° sec.d.C., emergono nel Febbraio del 2007 due scheletri teneramente abbracciati, a sinistra un giovane maschio, a destra una giovane donna, entrambi morti in modo sconosciuto e risalenti a seimila anni addietro, esempio finora unico di sepoltura frontale e intrecciata, risalente al Neolitico. La datazione è certa, fatta sulla base del corredo funebre di selce lavorata e l’emozione è straordinaria: pennelli e dita dei dieci archeologi esitano a violare un’intimità millenaria, una pace silenziosa scampata miracolosamente ad ogni intrusione, compresi i denti crudeli dell’aratro.

In un tempo desolatamente privo di ogni alone romantico, il giallo delle ossa abbracciate alimenta le ipotesi più fantasiose: una coppia di sposi, la moglie sacrificata alla morte del marito? una coppia di amanti, sorpresa e uccisa in flagranza di reato? Questa riedizione neolitica di Paolo e Francesca è ovviamente la più suggestiva e perdura, anche in assenza di qualunque prova certa. Fu promesso che dal 2009 gli “amanti” avrebbero riposato nel Museo Nazionale, nella sezione prima dedicata ai bozzoli. A tutt’oggi, nessuna teca consente di ammirare la coppia; nel 2011 sono stati esposti in pubblico l’ultima volta, durante il Festival-Letteratura mantovano. Intanto, altri ritrovamenti analoghi in Turchia stanno dissolvendo l’alone di romantico giallo che circondava gli scheletri.

La vicenda è tutta italiana, sito, scavi, ritrovamento casuale; il Corsera e Repubblica riportarono la clamorosa notizia il 7 Febbraio 2007. Poi, il silenzio nella nazione, il bel giallo è diventato bega locale. Ed ecco che la docente di Filosofia a Varsavia, Marzanna Bogumila Kielar, poetessa contemporanea, dedica agli amanti di Valdaro questa bellissima lirica:

GLI AMANTI

Siamo distesi l’uno accanto all’altro da migliaia di anni.

Ci uniamo come getti di rami perché unisca un gelame vivo.

Aggrappati l’uno all’altro come quegli amanti del neolitico

trovati intorno a Mantova, che si abbracciano stretti nella fossa

attorniata da un manto di pietra, nella terra come in un letto

quando un raggio apre la stanza dalla finestra.

Le nostre labbra in una vescica d’aria.

In una fenditura che compare nella lastra di ghiaccio del tempo.

Moriranno i nostri dei. Si spezzeranno le catene di cause

avviate dai nostri pensieri, dalle nostre azioni.

Cesseranno di esistere tutte le nostre opere.

Finiranno le parole e tornerà il silenzio.

Il silenzio parlerà ininterrottamente.

Siamo un vuoto che ha bisogno di una forma per apparire.

I nostri occhi, liberati dalla morte, diventeranno un sole, brilleranno.

I nostri respiri, liberati dalla morte, diventeranno vento.

 

L’amore è eterno. O meglio, l’amore è eterno quando si manifesta in tutta la sua pienezza, nel sublime. Un giorno forse potrà finire, potrà sciogliersi in lacrime e grida, in rimpianti e perché; ma al suo culmine, diventa un punto sottratto al tempo. Se su due amanti felici si abbattesse una catastrofe cosmica, un’eruzione vulcanica, un meteorite che ne congelasse la felicità di quel momento, allora potrebbero stare per sempre insieme, come accadde a Pompei, come accadde, forse, agli “amanti di Valdaro”.