Cent’anni dalla morte del tormentato Egon Schiele

Amedeo Modigliani, dopo una giovinezza senza freni e pure senza soldi, in una modella pittrice, Jeanne Hébuterne, trovò l’amore della sua vita, andarono via da Parigi, in Provenza, poi il ritorno inquieto a Parigi e nel 1918 la nascita della figlia Jeanne. Nel gennaio 1920 Amedeo aveva 35 anni, Jane era quasi al nono mese di una seconda gravidanza, l’inquilino del piano sottostante trovò Modigliani delirante nel letto, attorniato da numerose scatolette di sardine aperte e bottiglie vuote, aggrappato a Jeanne. Modigliani era in preda a una meningite tubercolotica. Ricoverato all’Hôpital de la Charité, in preda al delirio, circondato dagli amici più stretti e dalla straziata Jeanne, morì all’alba del 24 gennaio del 1920. Ci fu un grande funerale, cui parteciparono tutti i membri delle comunità artistiche di Montmartre e Montparnasse.  Jeanne Hébuterne con la piccola Jeanne di 20 mesi, era stata portata nella casa dei suoi genitori; all’indomani della morte di Amedeo si gettò da una finestra al quinto piano. Modigliani venne sepolto nel cimitero di Pére Lachais , Jeanne Hébuterne solo nel 1930  fu messa a riposare accanto a Modigliani.

Perché ho introdotto questo argomento, in un articolo che tratta di Egon Schiele, a cento anni dalla morte? Parte della vita e soprattutto la morte quasi contemporanea di Egon e della moglie Edith, sono, in vari modi, la copia tragica di quanto ho esposto sopra.

Egon Schiele è uno dei più importanti artisti austriaci e i suoi ritratti e autoritratti raccontano un mondo drammatico e tormentato.

Non serve leggere un’intera biografia per comprendere che genere di uomo fosse Egon Schiele, basta osservare con attenzione uno dei suoi disegni per percepire il tormento che ha mosso il suo talento creativo. Egon Schiele però ha fatto di più: il malessere che traspare nei suoi ritratti diventa chiara rappresentazione del tormento di un’epoca e di un’intera società, quella europea alle soglie del 1914. Non è un caso se i modelli ritratti da Schiele (che amava ritrarre soprattutto sé stesso) somiglino tutti a burattini senza volontà, nelle mani di un destino potente e spietato. Non è un caso se di lì a pochi anni una guerra tremenda falcerà le loro vite, senza dare a nessuno di loro la possibilità di scegliere.

Egon Leon Adolf Schiele è, con Klimt, uno dei più importanti artisti austriaci di sempre. Esponente di spicco dell’Espressionismo, è stato un pittore e un incisore molto prolifico: ha realizzato in carriera circa trecentoquaranta dipinti e duemila ottocento tra acquerelli e disegni.

Nasce nel 1890 in un piccolo paese austriaco, Tulln, nei pressi di Vienna in Austria. Figlio di un capostazione delle ferrovie dell’impero austro ungarico, a quindici anni restò orfano del padre che soffriva di disturbi mentali per la sifilide. La sua adolescenza subisce una drammatica svolta e, secondo alcuni, questo tragico evento influenzerà la poetica di Egon, nelle cui opere l’erotismo appare spesso tragico e tormentato. Dopo la morte del padre, la tutela di Egon viene affidata allo zio che ne riconosce il talento artistico e lo fa iscrivere all’Accademia di Belle Arti di Vienna.

Gli insegnamenti dell’Accademia vanno stretti al giovane Egon Schiele che comincia a sperimentare uno stile tutto suo, al di fuori dei rigidi canoni imposti dagli insegnanti. Un giorno, quando ha solo diciassette anni (1907) conosce in un caffè di Vienna Gustav Klimt, il padre della Secessione viennese. Sarà un incontro folgorante che gli cambierà la vita. Klimt, artista ormai affermato, lo stimolò nel miglioramento della tecnica del segno e del contorno e lo introdusse nel Wiener Werkstätte (Vienna Workshop), fondato nel 1903. Schiele, che considerò Klimt suo padre spirituale, si formò anche nell’ambito della pittura di Hodler e sviluppò, ben presto, uno stile del tutto personale.  Ancora Klimt aiuterà il giovane allievo procurandogli le modelle da ritrarre e i contatti con il fervente ambiente artistico viennese, tanto che nel 1908 Schiele può già vantare una mostra personale.

Già dai primi lavori di Schiele emerge quel tratto spiccatamente espressionista che gli permetterà di passare alla storia come artista dall’animo profondo e inquieto. Le sue opere, attraverso una distorsione delle figure, in cui la sensualità e l’erotismo si uniscono alla morte e alla malattia, fanno sì che i dubbi esistenziali dell’artista si tramutino in domande poste allo spettatore sulle questioni più profonde dell’esistere.

Egon Schiele, Nudo virile (Autoritratto), matita, tempera e acquerello su carta, 1910, Vienna. Albertina.

La mostra del 1908 incontra il favore della critica e Schiele, a diciannove anni viene annoverato tra gli artisti austriaci più interessanti dell’epoca.

Nel 1909 abbandona l’Accademia e fonda con quindici amici il Neukunstgruppe, di cui diviene presidente. Nello stesso anno espone alla Kunstschau e un anno dopo le sue opere sono in mostra alla Galerie Prisko, che tra i suoi visitatori vanta anche l’arciduca Francesco Ferdinando, passato tragicamente alla storia per l’attentato che diede avvio alla Prima Guerra Mondiale.

Nonostante il successo a Vienna, Schiele nel 1910 decide di lasciare la capitale austriaca per trasferirsi con la modella Wally Neuzil nel piccolo paese contadino di Krumau, in cerca di ispirazione. Durerà poco, a causa dell’atteggiamento ostile degli abitanti che vedono di cattivo occhio lo stile di vita dell’artista e il fatto che viva con una donna senza esserne il marito.

Lo stile di vita di Egon, unito alla sua capacità di ritrarre nudi estremamente provocanti, che spesso hanno per oggetto il corpo di modelle alle soglie dell’adolescenza, attira sull’artista l’occhio malevolo dei benpensanti.

La situazione precipita nel 1912, quando viene accusato di aver sedotto, rapito e traviato una giovane modella quattordicenne. Subisce un processo nel quale rischia una condanna a lunghi anni di carcere. In attesa della sentenza viene segregato in prigione per un mese e gli vengono confiscati centoventicinque disegni. Tale esperienza influirà molto sulla psiche dell’artista. Al termine del processo le accuse più gravi decadono, permane solo quella di avere esposto opere considerate pornografiche. La dichiarata convivenza con la modella Wally Neuzil e i suoi dipinti e disegni di ragazze minorenni lo mantennero sempre ai margini dalla società tradizionale austriaca.

Tra i soggetti preferiti da Schiele, oltre ai numerosi autoritratti, c’è proprio il corpo femminile, ritratto in modo asciutto, crudele ed estremamente sensuale. È come se l’artista ritraesse nelle sue opere l’anima tormentata di un’epoca di violenti fermenti che Egon, grazie alla sua sensibilità, riesce a cogliere negli sguardi e nelle pose delle sue modelle, alle quali si lega profondamente.

Sarà infatti una di queste, la modella Edith Harms, a diventare unica musa ispiratrice dal 1914.

Egon Schiele, Edith, La moglie dell’artista, 1917

 

L’Europa intanto è in tragico fermento. L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando condurrà rapidamente al Primo Conflitto Mondiale che coinvolge tutti, artisti compresi. Egon Schiele viene chiamato al fronte ma, grazie al suo talento artistico, gli viene risparmiata la prima linea. Nel 1915 aveva sposato Edith Harms e, quattro giorni dopo il matrimonio, fu costretto ad arruolarsi, dopo aver tentato inutilmente di farsi assegnare il compito di artista ufficiale di guerra; inviato a Praga, fu assegnato al controllo dei prigionieri di guerra russi. Tornò a Vienna nel luglio dello stesso anno.

Grande rappresentante dell’espressionismo austriaco ed uno dei più brillanti disegnatori di tutti i tempi, Egon Schiele spinse fino a livelli drammatici l’erotismo moderato di Klimt, tanto che con Schiele, per la prima volta, entrò nella pittura la crudezza del sesso, fatta di nudi estremamente magri e sfiniti.

Vissuto gran parte della sua vita in miseria, nel 1918, sei mesi prima della morte, una grande retrospettiva, organizzata nell’ambito della Secessione Viennese, rivalutò la sua opera e l’originalità e l’incisività del suo segno, consacrandolo al successo.

Il 28 ottobre del 1918 la moglie di Egon, Edith, incinta di sei mesi, muore di febbre spagnola; tre giorni dopo, il 31 ottobre 1918, contagiato dalla stessa malattia, Egon Schiele si spense, a Vienna, a soli 28 anni.

Quest’anno si farà un gran parlare della febbre spagnola, la più grande pandemia che si conosca, ancora con un alone di mistero sulla sua origine, sull’improvvisa scomparsa e sul perché, a differenza delle influenze che puntualmente giungono ogni anno, la “spagnola” falciò milioni di persone in tutto il mondo, con la peculiarità di prendere di mira soprattutto la fascia d’età dai 18 ai 29 anni, la parte più forte delle popolazioni.

 

Ex docente di Italiano e Latino nei trienni classico e scientifico, laurea alla Sapienza in Lettere classiche/Filologia classica. Lettrice onnivora della letteratura di ogni tempo e luogo. Spazio senza grosse difficoltà nei testi di autori di quasi tutto il mondo e dalle origini a fine Novecento. Poi delle opere recenti mi sono accorta che bisogna fare una selezione severa, per cui, nella sezione dei Classici tratto testi e autori, e anche avvenimenti afferenti alla cultura tout court, che si collocano prevalentemente fino alla fine del secolo scorso. Eccezionalmente mi interesso della produzione letteraria di scrittori europei e americani in odore di premio Nobel. Avendo svolto con amore il bel lavoro di docente di lingue e letterature, ho un'attenzione assoluta per la correttezza formale e per il rispetto delle regole linguistiche. In conclusione, ho letto, leggo e mi auguro di continuare a lungo a leggere non solo su carta, ma volentieri anche sul web, che è un'inesauribile miniera di informazione a 360°.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.