Guy De Maupassant – I Racconti – Palla di sego/Pallina

Maupassant

 

Cominciamo con un vero pezzo di bravura dello scrittore che, poco o molto “naturalista”, da parte sua amava molto la campagna, per nulla la città.

“Venne l’autunno, caddero le foglie. Cadevano giorno e notte, calavano volteggiando, tonde e leggere, lungo i grandi tronchi; e già si cominciava a vedere il cielo, attraverso i rami. Ogni tanto, allorché una ventata passava sulle cime, quella pioggia lenta e continua s’ispessiva improvvisamente, diventava come un acquazzone appena frusciante che copriva il muschio con uno spesso tappeto giallo che scricchiolava un poco sotto il passo. Ed il mormorio quasi impercettibile, l’ondeggiante mormorio della caduta, continuo, dolce e triste, pareva un lamento, e le foglie che seguitavano a cadere parevano lacrime, grandi lacrime versate dai grandi alberi tristi che piangevano giorno e notte sulla fine dell’anno, sulla fine delle tiepide albe e dei dolci crepuscoli, sulla fine dei caldi venticelli e dei limpidi soli, e fors’anche sul delitto che avevano visto commettere sotto la loro ombra, sulla fanciulla violata ed uccisa ai loro piedi. Piangevano nel silenzio del bosco deserto e vuoto, del bosco abbandonato e temuto nel quale doveva errare, sola, l’anima, l’anima piccola della morticina”.

                                                                          (Racconti – La piccola Roque)

Guy de Maupassant fu l’occhio che scrutava attentamente la Francia nell’ultimo ventennio dell’ Ottocento, le sue velleità e le sue miserie, i lustrini del progresso e del benessere promessi dalla scienza, dalla tecnologia e dal sicuro verbo del positivismo; il variegato mondo borghese, la facciata perbenista e il cancro della falsità che vi si annidava; l’eterna festa delle bollicine e l’indulgenza sfrenata al vino, ombre e luci dei borghesi, delle prostitute, delle ballerine, dei piccoli tristi travet legati al grigio piombo del loro ufficio, e poi l’acqua, le imbarcazioni e i canottieri aitanti della Senna e intorno l’infinita ondulata campagna, passione e rifugio dell’uomo e dello scrittore.

Maupassant autore dei Racconti affascina il lettore moderno, un corpus prolifico di oltre trecento tra racconti brevi e lunghi, oltre ai romanzi notissimi (Une vie-Bel Ami-Mont Oriol-Pierre et Jean-Fort comme la mort etc.) che gli assicurarono fama e ricchezza, salvandolo dalla vita grigia di impiegato ministeriale, così ben rappresentata nelle sue opere. L’approdo al mondo della scrittura era scontato per Guy, sia per l’importantissima figura materna, Laure Le Poittevin, attenta e sollecita alla sua formazione, di straordinarie competenze letterarie nel campo classico e nell’ambito shakespeariano, sia per la costante presenza di Gustave Flaubert, compagno di giochi e amico di Laure;  il protettore che lo accompagnò al suo debutto nel giornalismo e in letteratura, in casa del quale incontrò molti dei protagonisti della scuola realista e naturalista; che fu nume tutelare del ragazzo e dello scrittore, fino alla sua fine prematura e terribile a 43 anni, nel 1893. Ma si può dire che il giovane uomo in pieno possesso delle sue facoltà sia morto di fatto due anni prima, quando la sifilide, scoperta nel 1877, curata e tenuta a bada e sottotraccia, esplose in tutta la sua virulenza, con accessi di pazzia, crisi spaventose e coma irreversibile; fu ricoverato nella mitica clinica del dottor Emile Blanche a Poissy, la struttura costosissima d’avanguardia per la cura delle malattie dell’anima dei grandi della Francia; i Blanche trattavano i pazienti come loro amici insostituibili, colti, cortesi e i pazienti, che per lo più erano gentiluomini, aristocratici, politici, artisti e vi si trovavano benissimo, meglio che a casa loro. Colloqui amichevoli e quotidiani, affetto autentico per la persona dolente e malata, incoraggiamento a proseguire con la loro attività artistica, insomma un approccio psicanalitico aurorale.

Una tempesta di allucinazioni e deliri penosi, il terrore della morte e diversi tentativi di suicidio avevano spazzato via in breve tempo pessimismo e gioia di vivere, l’inebriante brezza marina e i profumi dei meriggi assolati nelle campagne, l’ebbrezza del vino e la gioia golosa di un bel corpo femminile. Tutta la sapienza e la delicatezza del dottor Blanche non furono in grado di scacciare i fantasmi, la pazzia e la lunga morte cerebrale, prima che pietoso sopraggiungesse il 6 luglio l’arresto cardiocircolatorio. Probabilmente Guy avrebbe preferito una fossa lungo la Senna, per continuare il muto colloquio con i soli elementi della natura, invece fu seppellito in piena Parigi, nel cimitero di Montparnasse.

Francia, fine Ottocento. Parigi e la provincia, la nobiltà in declino e la gretta, avida borghesia, la bohème degli artisti e l’umile esistenza popolare descritta fin nei più sordidi dettagli. Piccole prostitute capaci di inattesi eroismi, amori infelici e legami spezzati, la guerra, l’inettitudine della classe media: temi, personaggi e ambienti, ritratti a volte con ironia, altre con leggerezza, altre ancora invece con grande drammaticità da Guy de Maupassant per comporre l’immagine di un Paese decadente, immobile, di una borghesia piatta e mediocre, condannata a sopportare la realtà senza viverla. La casa Tellier, I racconti della beccaccia, La signorina Fifì, Le sorelle Rondoli, Yvette, Miss Harriet, Chiar di luna, Toine, Racconti del giorno e della notte, Il signor Parent, sono le principali raccolte di racconti. Le narrazioni brevi, osservava Henry James, “rappresentano Maupassant nella sua originalità, e la concisione, estrema in alcuni casi, non impedisce loro di essere una raccolta di capolavori”. Lo sguardo disincantato e l’osservazione acuta del naturalista si coniugano a un’attenzione morbosa nei confronti dell’ambiguità delle sensazioni e della fragilità delle psicologie.

Maupassant è un grande conoscitore del cuore umano, ed i suoi romanzi e le sue novelle illuminano con un ardire ed una crudezza di toni sconosciuti prima di lui i meandri più segreti del nostro spirito. Soffrendo egli stesso di allucinazioni, ha saputo ritrarre con una penetrazione grandissima gli stati morbosi o paranormali in cui spesso si dibattono i malati, gli ossessionati o talvolta gli stessi sani di mente e ci ha dato inoltre, accanto ad essi, tutta una galleria di tipi e di personaggi curiosissimi, compresi e studiati con grande acume psicologico. Un profondo, radicale pessimismo unifica e confonde in sé i vari aspetti della sua creazione artistica: questo suo disperare senza scampo dell’uomo e della natura umana gli veniva forse in parte dalle sue precarie condizioni di salute psichica, ma rappresenta tuttavia la sua conquista più importante, come uomo e come artista.  Poiché vi è una segreta grandezza in questo suo vivere senza sperare più, in questo suo guardare con lucidità e senza indulgenze ai moventi e ai movimenti nascosti dell’animo; in questo suo accettare che il destino umano sia il soffrire, senza più protestare contro la potenza misteriosa che così ha voluto.

Nel 1880 pubblicò uno dei suoi capolavori, un racconto che è una grande lezione di scrittura e un’attenta riflessione sulla miseria e sulla debolezza umana: “Boule de Suif”. L’opera nacque da una richiesta di Zola, che propose agli scrittori del suo gruppo di elaborare un racconto sull’invasione prussiana a Parigi del 1870. Le novelle, tra cui quella dello stesso Zola, confluirono nella raccolta “Soirées de Médan”, la cittadina dove, in casa di Zola, si raccoglievano e discutevano di cultura e arte sei intellettuali. A giudizio unanime di scrittori e pubblico, il racconto di Maupassant fu riconosciuto il più bello e divenne ben presto molto noto.

Boule de suif, tradotta in italiano Palla di sego -il sego è una sorta di strutto ottenuto dal grasso bovino, equino e ovino, al tempo molto utilizzato nella fabbricazione di candele-o anche Pallina, narra la storia di un gruppo di cittadini di Rouen, occupata dai prussiani, che prendono una diligenza per recarsi nella più tranquilla Dieppe. Il gruppo è composto da tre coppie di differente estrazione sociale, un rivoluzionario fallito, due suore ed Elizabeth, una nota prostituta soprannominata, a causa della sue abbondanti rotondità, Boule de suif, appunto. Nel ristretto spazio della diligenza, la prostituta è fatta oggetto dello sdegno e del disprezzo dei suoi rispettabili compagni di viaggio. Ma, a causa di una bufera di neve, la percorrenza della diligenza viene rallentata parecchio e Boule de suif dimostra di essere stata l’unica previdente ad aver portato un’abbondante riserva di alimenti. Uno a uno, gli altri viaggiatori mettono da parte il disprezzo sociale e abusano della generosità della prostituta, divorando in poco tempo tutte le sue provviste, per poi riprendere con nonchalance ognuno il proprio malcelato disprezzo nei suoi confronti, appena mitigato dalla provvidenzialità e generosità della donna. Giunta a metà strada, nei pressi di un albergo la diligenza viene fermata da una pattuglia di militari tedeschi per un controllo. La vista della prosperosa prostituta scatena la libidine dell’ufficiale comandante che decide di unire l’utile al dilettevole: per dar via libera alla carrozza, Boule de suif gli si deve concedere. La prostituta si nega sdegnata, mostrando qualità morali e senso di appartenenza ben superiori ai suoi rispettabilissimi compagni di viaggio. Alla fine, stremata dalle pressanti preghiere degli altri, desiderosi di arrivare al più presto a destinazione, cede all’ufficiale. Con la morte nel cuore per essersi concessa al nemico, Boule de suif può riprendere il viaggio, nel rinnovato disprezzo dei suoi compagni, che questa volta hanno accumulato provviste alimentari che si guardano bene dall’offrire a Pallina.

Esordio letterario di un trentenne Guy de Mapaussant che, fino a quel momento, si era dedicato al lavoro di funzionario pubblico, a qualche divertissement poetico e teatrale e alla collaborazione con importanti giornali, nonché alla frequentazione propedeutica dei salotti letterari di Flaubert e Zola, Boule de suif è sicuramente uno degli esiti più alti dell’intera opera del normanno. Feroce satira sociale e antimilitarista, il racconto strappa la maschera della rispettabilità borghese, incapace di guardare oltre agli interessi materiali e alle convenzioni sociali, ma sempre pronta ad inchiodare chi si ritrova a vivere fuori dalla norma. In questo mare di mediocrità, Boule de suif, la reietta, l’emarginata, emerge titanica con i suoi slanci morali, il cristianesimo radicale del suo spirito di condivisione e di sacrificio per gli altri.

 

Ex docente di Italiano e Latino nei trienni classico e scientifico, laurea alla Sapienza in Lettere classiche/Filologia classica. Lettrice onnivora della letteratura di ogni tempo e luogo. Spazio senza grosse difficoltà nei testi di autori di quasi tutto il mondo e dalle origini a fine Novecento. Poi delle opere recenti mi sono accorta che bisogna fare una selezione severa, per cui, nella sezione dei Classici tratto testi e autori, e anche avvenimenti afferenti alla cultura tout court, che si collocano prevalentemente fino alla fine del secolo scorso. Eccezionalmente mi interesso della produzione letteraria di scrittori europei e americani in odore di premio Nobel. Avendo svolto con amore il bel lavoro di docente di lingue e letterature, ho un'attenzione assoluta per la correttezza formale e per il rispetto delle regole linguistiche. In conclusione, ho letto, leggo e mi auguro di continuare a lungo a leggere non solo su carta, ma volentieri anche sul web, che è un'inesauribile miniera di informazione a 360°.

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