FUNERAL BLUES

Wystan Hugh Auden

FUNERAL BLUES

Fermate tutti gli orologi, staccate la cornetta,

date al cane un osso succulento prima che si metta

ad abbaiare, zittite i pianoforti e al cupo segnale

del tamburo portate fuori il feretro, parta il funerale.

Alti gli aeroplani s’avvitino con voce di sconforto

scarabocchiando in cielo la notizia È Morto.

Mettete un nastro nero al collo bianco d’ogni piccione,

fate indossare ai vigili guanti neri di cotone.

Era il mio nord, il mio sud, il mio ovest, il mio est,

la mia settimana di lavoro e il mio giorno di festa,

il mio meriggio, la mia notte, la mia parola, il mio canto.

Sbagliai a pensare eterno quest’amore – ora so quanto.

Le stelle non servono più: spegnetele una a una;

smontate il sole e imballate la luna;

strappate le selve e scolate tutto il mare.

Nessun piacere potrà mai tornare.

 

Forse c’era bisogno della vasta popolarità del film Quattro Matrimoni e un Funerale con Hugh Grant, perché esplodesse il culto per la lirica più struggente che mai un amante abbia scritto per la morte della persona amata, di qualunque sesso sia. Sul piano dell’intensità ci sono solo due liriche che possono starle alla pari, l’Ode della Gelosia di Saffo e il Llanto di Federico Garçia Lorca, anche loro, e non a caso, omosessuali.
Wystan Hugh Auden nacque nel 1907 a York, Gran Bretagna; il padre era un medico colto e gentile, la madre un’infermiera dispotica con l’ossessione dell’impegno missionario; l’infanzia trascorse nei pressi di Birmingham, in un paesaggio industriale che poi comparve spesso nei suoi scritti: ma, nucleo industriale o campagna solitaria, i paesaggi sono percepiti freddi e ostili verso l’uomo. Fondamentale fu l’amicizia-amore col futuro romanziere e memorialista Christopher Isherwood, dall’adolescenza, durante gli studi universitari e i primi difficili passi come poeta complesso e oscuro. A Berlino tra il ’28 e il ’29 per nove mesi, approfondì la lettura di Freud e diede libero sfogo alla sua omosessualità delle “notti berlinesi” nei quartieri popolari. Per diversi anni insegnò nelle scuole superiori, e intanto cresceva intorno a lui la “Auden generation” via via che pubblicava e acquistava fama con la sua poesia enigmatica. Nel 1935 sposò Erika Mann, la figlia del celebre Thomas Mann, psicolabile e lesbica, unicamente per fornirle il passaporto britannico. Viaggi in Islanda, in Spagna durante la guerra civile, nella Cina belligerante col Giappone e, sempre con l’amico Isherwood, l’approdo definitivo a New York, criticato dall’intellighentia europea come una fuga ai primi bagliori della Seconda Guerra Mondiale. Qui il secondo incontro della vita, il diciottenne efebico poeta Chester Kallman che, pur tra reciproci e dolorosi tradimenti, fu il suo compagno fino alla fine. Il numero 77 di St. Mark’s Place, nel Lower East Side di Manhattan diventò il punto d’incontro, dal ’53 e per i vent’anni seguenti, degli intellettuali di tutto il mondo. Unici spostamenti, a Ischia prima e poi a Kirchstetten, vicino a Vienna, durante l’estate. Scrisse versi e prose in abbondanza, sempre con olimpico controllo formale. Umanamente, si abbandonò a qualche vezzo, come quello di andare a dormire tutte le sere alle sette, anche se gli ospiti erano appena arrivati e chiacchieravano di là nell’altra stanza. L’infarto lo stroncò a Vienna la notte del 28 Settembre 1973. La sua poetica è caratterizzata da impegno sociale e politico; interesse per Marx e Freud e, verso la fine, anche da temi metafisici e religiosi. Filosofia, psicologia e mitologia sono i campi a cui attinse per le sue metafore ardite e spiazzanti, che fecero di lui il capostipite del Neo-Manierismo per l’elaborata ricchezza delle figure retoriche. Esiste, nella sua poesia, una “terra di nessuno”, tra la vita e la morte, impalpabile, inafferrabile e fortemente inquietante, dove si realizzano incontri strani, non sai se si tratta di sogni o visioni improvvise e, comunque rivelatrici forse di un “oltre” sospettato o sperato, non percepito dai sensi. Questo però non dà nessuna autorizzazione alla critica strutturalista di smembrare il testo poetico e poi ricostruirne significato e messaggio: ogni lirica è un universo compiuto, a cui tutti possono accedere nei vari gradini delle loro conoscenze, per curiosità, piacere o passione. Lo stesso Auden, in un saggio intitolato “Leggere” ci aiuta a capire meglio: “Gli interessi di uno scrittore e quello dei suoi lettori non sono mai identici: se talvolta coincidono, è per un caso fortunato. Leggere è come tradurre, perché l’esperienza di due persone non sarà mai la medesima. Un cattivo lettore è come un cattivo traduttore: si attiene alla lettera quando dovrebbe parafrasare e parafrasa quando invece dovrebbe attenersi alla lettera. Per imparare a leggere bene, l’erudizione, per quanti meriti abbia, vale meno dell’istinto; alcuni grandi eruditi si sono rivelati cattivi traduttori. Il piacere è ben lungi dall’essere una guida infallibile: è però la meno ingannevole”. A questo punto, è meglio far parlare Iosif Brodskij, nella breve introduzione alla celebre lirica “La verità, vi prego, sull’amore”: “Auden vi illumina e vi scalda il cuore e nel chiuderlo sentirete e vi direte non quanto è grande questo poeta, ma quanto umani siete voi”. Ci sono buone ragioni se i versi del poeta oscillano tra intensa tenerezza e parossismi di indifferenza, e se da queste oscillazioni nasce uno stridente lirismo che non ha precedenti. Non vi succederà un’altra volta di incontrare canzoni d’amore così cariche di apprensione. Contengono e trasmettono una sensibilità dissonante sostenuta da un’assoluta sobrietà formale. Non lasciano molte illusioni, né a chi ama né a chi è amato; e meno ancora ne offrono al vostro prossimo e allo sconosciuto. Profondamente tragiche come sono, rimangono anche straordinariamente divertenti, perché la loro ironia è un risultato della desolazione.

Michela Tartaglia
Ex docente di Italiano e Latino nei trienni classico e scientifico, laurea alla Sapienza in Lettere classiche/Filologia classica. Lettrice onnivora della letteratura di ogni tempo e luogo. Spazio senza grosse difficoltà nei testi di autori di quasi tutto il mondo e dalle origini a fine Novecento. Poi delle opere recenti mi sono accorta che bisogna fare una selezione severa, per cui, nella sezione dei Classici tratto testi e autori, e anche avvenimenti afferenti alla cultura tout court, che si collocano prevalentemente fino alla fine del secolo scorso. Eccezionalmente mi interesso della produzione letteraria di scrittori europei e americani in odore di premio Nobel. Avendo svolto con amore il bel lavoro di docente di lingue e letterature, ho un'attenzione assoluta per la correttezza formale e per il rispetto delle regole linguistiche. In conclusione, ho letto, leggo e mi auguro di continuare a lungo a leggere non solo su carta, ma volentieri anche sul web, che è un'inesauribile miniera di informazione a 360°.

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