La poetessa che ha risposto con il sorriso alla sua tragica vita

Magda ed Eusebius

magda isanosA cento anni esatti dalla sua nascita, conosciamo una splendida donna romena, la poetessa Magda Isanos, la cui breve vita è fatalmente iscritta tra le due guerre mondiali.

Primogenita amatissima di Michael ed Elizabeth Isanos, medici colti e sensibili, Magda nasce a Iasi il 17 Aprile 1916; quando ha appena un anno e mezzo si ammala di polio e sono le cure solerti ed efficienti della mamma a portarla alla guarigione con postumi relativamente ridotti, una salute cagionevole e l’inerzia della caviglia sinistra con una visibile zoppia. Lei scriverà con gratitudine che la madre l’aveva data alla luce due volte. Ha sorelle che ama molto e da cui è adorata. Hanno un giardino fantastico, anzi si tratta di due giardini concentrici, nei quali alle bambine pare di vivere avventure selvagge nell’erba altissima in cui scavano tunnel ben mimetizzati, alberi da frutta rigogliosi-meli, ciliegi, gelsi-e un infinito frusciante letto di foglie su cui rotolarsi. Magda frequenta la scuola primaria a Costiujeni, dove i genitori lavoravano in ospedale, nei pressi di Chisinau e le scuole superiori della diocesi di Chisinau School.  Nel 1934 frequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia, che sostituisce poco dopo con quella di Giurisprudenza, a Iasi;  il 18 Settembre 1935 sposa Lev Panteleev, un collega universitario di Lettere, poeta e amante della lettura. Il matrimonio non funziona e viene sciolto col consenso di entrambi il 31 Gennaio dell’anno seguente. Nel 1938 ottiene la laurea in Legge e a fine Marzo sposa Eusebio Camilar: chi l’ha conosciuta da vicino, ritiene che questo fu il periodo più bello e più allegro della vita di Magda. Esercita l’avvocatura per breve tempo a Iasi, ma ormai le è chiara la sua vocazione di poetessa, incoraggiata dal marito. Pubblica molte liriche su varie riviste, intanto si scopre gravemente cardiopatica per pregressa malattia reumatica e il marito è chiamato sotto le armi per la seconda guerra mondiale. L’invasione della Bessarabia da parte dell’esercito sovietico il 28 giugno 1940 ha significato l’esodo della famiglia da Chisinau, prima a Iasi e poi a Bucarest. Nel 1941 nasce Elizabeth e nel 1943 viene pubblicato Poesie, il primo volume di liriche di Magda Isanos a cura di Eusebio Camilar; l’anno seguente tra maggio e giugno la casa a Iasi viene colpita dalle bombe e si perdono tutti gli scritti di Magda. Il 17 novembre 1944, a soli 28 anni, la poetessa muore. Il marito pubblicherà due volumi di poesie della moglie, nel 1945 Mountain song e nel 1946 Country Luce.

Scrive Luigi Nacci in “Poetesse di terra, un poco di mare  e un pochino di città”:

“Per la tipicità dei temi ricorrenti nelle poetesse della rassegnazione, è ricollegabile alla specificità dei temi della cosiddetta benussianamente cultura degli scrittori di terra: il valore del sacrificio, la famiglia come nucleo portante di una società ordinata, la morale cattolica dispensatrice di sensi di colpa, il rispetto degli usi dei propri antenati, l’accettazione dell’ineluttabilità del destino inserito in un ciclo nascita-riproduzione-morte, la memoria che segna i passaggi della vita e dà fiato al dimesso presente, la preferenza verso le forme del sapere evangelico rispetto al sapere astratto. Temi che tornano con insistenza in altre poetesse molte delle quali nate e vissute prevalentemente in quei paesi dell’Est Europa più arretrati rispetto all’ incalzante tecnologizzazione dell’ Occidente opulento. Con questo non voglio asserire che sia stato determinante il fattore geografico sociale per la maturazione delle poetiche individuali nelle direzioni di una poetica omogenea (non sarebbe possibile, la vera poesia è una umile e privatissima espressione dell’anima non piegabile ad un modello di riferimento) bensì non faccio altro che rilevare una tendenza riscontrata dopo l’appassionata lettura di antologie poetiche russe, polacche e rumene. Tra quest’ultime va presa in considerazione Magda Isanos (1916- 1944), cantrice della Natura, compagna fraterna e conduttrice di stagionale pace:

Vorrei essere nella terra calda,

trasformare il mio corpo in erba buona,

brucata da povere bestie sparse,

che imploreranno anche per me un perdono

al giudizio finale. Scorderò

quel che fui, e in forme nuove dispersa

anche di te io perderò il ricordo!

 

e poi:

ma le piogge penetreranno in me

a lavarmi i peccati dalle ossa

e come la radice che s’infossa

presentirò i miei giorni più belli (da Ai margini del cimitero)

Nella Isanos l’attenzione non è focalizzata, come nella Achmatova, sul rapporto d’amore, ma piuttosto sulla disparità tra i ricchi finti devoti e i poveri senza terra:

Gli uomini ricchi hanno fatto icone,

iconostasi dorate e corone

di stalli, ma Dio non è disceso

in un luogo così difeso.

poi:

Erano proprio tante le fatiche

di Dio, e gli uomini lo importunavano,

chiedendogli il male l’uno per l’altro.

Li udiva urlare: «Questa terra è mia!»

allora

E si adirò

finché

E Dio rimise il fulmine nel fodero

e tornò alle sue fatiche, soprappensiero. (da Dio)

Dio che scatena tempeste per colpire gli uomini avidi è un giudice agguerrito che aiuta i più deboli o una divinità «soprappensiero» estranea agli eventi terrestri? A me pare, viste pure altre poesie, che la Isanos manifesti la sua profonda rassegnazione alle ingiustizie della società e confidi più che altro nel giorno del giudizio per la realizzazione della legge del contrappasso.”

Ma com’era Magda Isanos, afflitta da così gravi handicap fisici, nella quotidianità? I suoi testi sono seri e tristi, ma chi l’ha conosciuta la descrive allegra e in cerca sempre del lato positivo nelle persone e nelle varie situazioni della vita. In lei luce e ombra vivevano insieme in totale armonia.

Artista innata, sentiva di dover tenere riservate le sue pene, evitando la confessione spontanea e talvolta sconsiderata nel raccontare i suoi problemi  e l’inferno personale. Pur conoscendo il “sole nero della malinconia”, Magda è stata la forza che viene dal bilancio energetico degli opposti;  sapeva per esperienza che la gente non ha voglia di piangere, ma vuole ridere o essere consolata.  Le risate sono un altro aspetto dei singhiozzi, è più difficile provocarle e il conforto è la grazia che pochi possono dispensare, di solito solo coloro che hanno sofferto.  Dalla combinazione tra il riso e il pianto abilmente nascosta, scattò il suo fascino profondo: cercare di alleviare agli altri la vita malinconica, senza sperperare lacrime. Le lacrime sono passato al setaccio del sorriso, e il sorriso è filtrato attraverso le lacrime.

Nella vita di tutti i giorni, i momenti più solenni, drammatici, li rinvigoriva con un sorriso.  Quando gli altri nella sua stessa situazione si sarebbero lamentati, lei rideva! Grazie ad un potere straordinario, la fonte della sua grande generosità, è stata in grado di far sorridere chi le stava vicino, anche quando boccheggiava per la malattia di cuore quasi al culmine. Ridere per alleviare agli altri la tristezza, o almeno mitigare la loro disperazione. Quell’alone di umorismo, che è parte della sua bellezza, innestato sulla sua tragica esistenza, dà ai suoi scritti una luce eroica. Come la notte è il rovescio della medaglia del giorno, la poesia era l’altro lato del suo diurno sorriso. La sua esistenza è situata precisamente tra le due grandi guerre, una all’inizio, l’altra alla fine della vita.  Il traguardo sinistro ha segnato la sua infanzia e la fine, ha dovuto significare per lei la primavera e l’autunno, come per i fiori e il grano, e poi il momento della morte durante il parto.

C’era, nel suo cuore, una paura, di soppiatto, come l’atmosfera di antiche tragedie, che ha seguito tutta la sua vita: una volta nella prima infanzia, la malattia difficile che la colpì come un fulmine dal cielo, la poliomielite.  Una bambina perfetta, dotata di tutti i doni, fu abbattuta e quasi schiacciata da una terribile maledizione.  Giaceva lunga e pesante, la caviglia sinistra rimasta inerte, come la gamba rotta di una bambola.  Quell’handicap lo ha indossato come un promemoria, perché troppa felicità  può dispiacere a Dio.

Malgrado sia esigua, la sua opera è il punto d’avvio di una lirica femminile romena profondamente rinnovata, aderente ai temi e alle problematiche della contemporaneità. Le poesie di Magda Isanos assumono spesso, anche per i tormenti della malattia, il tono di una meditazione sul destino, sull’inizio e sulla fine, sulla speranza e sul dubbio.  Il suo lirismo, profondamente femminile, sebbene marcato dall’irrimediabilità del male, si esprime con toni vigorosi e ardenti, e risulta drammaticamente contrapposto all’angoscioso e incalzante sentimento della morte in agguato. E  le sue composizioni si vestono anche, forse per la sua professione, di un manto sociale, con uno sguardo sulla condizione delle donne e dei contadini, “carne da macello”, come nella poesia sui soldati romeni mandati a morire in Russia nel 1942-43 con gli ungheresi e gli italiani a fianco dell’alleato tedesco.

Alcune poesie

RITORNO

Ancora ci saranno nevi ed erbe…

Potrai startene là, senza vederle?

«No di certo, mi alzerò a buio fondo,

per rivedere il frutteto, le arnie,

accarezzare le porte di casa

e la barba del granoturco biondo.

I mastini verranno ad annusarmi

coi musi neri di sonno, e a farmi,

come una volta, le feste: “Padrona,

da dove vieni? Sai di terra buona”…»

(da Poesie, 1943 – Traduzione di Marco Cugno)

 

HO VISTO ANCH’IO UOMINI PARTIRE

Ho visto anch’io uomini partire

per la guerra.

Giovani figli della terra,

laceri, su treni merci, andavano a morire,

cantando canzoni monotone e tristi.

Erano tanti da oscurare

la chiarità estivale.

E non sono tornati. Grano e segale

hanno buttato, in Russia, i loro corpi.

Intanto, al loro paese,

passeggiava tronfia nelle città,

la sfrontatezza, l’iniquità.

Loro neppure sapevano

per chi morivano.

Erano popolo, soltanto.

Uomini cresciuti come le piante,

in semplicità, con la terra accanto.

Signore,

dove sono i loro occhi? Le tante

braccia piene di obbedienza e di lena?

Chi li comandava si è preso pena

di numerare le croci e gli storpi?

Se soffia il vento, mi pare di udire

canzoni, moltitudini di piedi

che marciano in cadenza. I babbei,

morti in Russia, tornano alla loro terra

per giudicare te, grugno di porco,

pescecane di guerra!

Fai bene a tremare. Non è sfizio.

È il giorno del giudizio!

(da Il canto delle montagne, 1945 – Traduzione di Marco Cugno)

 

 

MATTINO DI PRIMAVERA

Esordio di primavera. Pianure,

sulle quali trabocca il primo austro,

rami pallidi, tremuli sul cielo.

Ora il mattino bacia le finestre.

 

Dico “vita”… e prende a battere il cuore,

veloce, come un uccello colto da paura.

Fuori, la notte di marzo sbianca a poco a poco,

e spuntano alberi e torri.

 

E’ giorno e mi aspettano, a distanza,

cose e uomini, col loro senso ricco e triste.

Ognuno avrà ben presto un’ombra,

scura come i pensieri più nascosti,

 

un’ombra.

 

Il sole griderà al mondo: “Esisti…”.

E tutte le cose apparterranno al giorno.

Anche le tombe al cimitero di campagna

saranno come piccoli giardini screziati.

 

Cose. Voci di donne, quasi canti.

Finestre aperte. Passeri sui tetti. Festoni.

Qualcuno litiga. Il lattaio posa la zangola e dice:

“Buongiorno, signorina Magda!”…

 

 

 

Ex docente di Italiano e Latino nei trienni classico e scientifico, laurea alla Sapienza in Lettere classiche/Filologia classica. Lettrice onnivora della letteratura di ogni tempo e luogo. Spazio senza grosse difficoltà nei testi di autori di quasi tutto il mondo e dalle origini a fine Novecento. Poi delle opere recenti mi sono accorta che bisogna fare una selezione severa, per cui, nella sezione dei Classici tratto testi e autori, e anche avvenimenti afferenti alla cultura tout court, che si collocano prevalentemente fino alla fine del secolo scorso. Eccezionalmente mi interesso della produzione letteraria di scrittori europei e americani in odore di premio Nobel. Avendo svolto con amore il bel lavoro di docente di lingue e letterature, ho un'attenzione assoluta per la correttezza formale e per il rispetto delle regole linguistiche. In conclusione, ho letto, leggo e mi auguro di continuare a lungo a leggere non solo su carta, ma volentieri anche sul web, che è un'inesauribile miniera di informazione a 360°.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.