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Scritto il 3 luglio, alle 09 : 57 AM
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Un omaggio alla 'Teoria delle maschere' di Pirandello letta in chiave moderna.

Nella società dell’apparire, c’è ancora posto per la propria individualità?

Nella società dell’apparire, c’è ancora posto per la propria individualità?

Il 28 giugno scorso è stato il 145° anniversario della nascita di Luigi Pirandello. Ciò che mi ha sempre più affascinato di tale autore, drammaturgo, poeta, scrittore nonché premio Nobel per la letteratura nel 1934, è la sua ‘Teoria delle maschere’. Essa consiste nel ritenere che l’uomo si trova nascosto dietro ad una maschera che ci viene imposta dalla società e dalla famiglia. Non è possibile per l’uomo togliere tale maschera e pertanto egli non potrà mai conoscere la sua vera personalità, la sua vera e propria essenza, ciò che è realmente.

Un concetto che credo sia attualizzabile sia ai giorni nostri ma anche nelle epoche future. In effetti come facciamo a dire chi siamo realmente? Siamo noi stessi a giudicarci o siamo vittime dei pareri degli altri che esprimono opinioni su di noi? Quotidianamente dobbiamo indossare maschere a seconda delle situazioni in cui ci troviamo e in tal modo, la nostra personalità diventa molteplice o meglio, acquistiamo molteplici personalità: con i colleghi di lavoro ci comportiamo in un modo, con gli amici in un altro, in famiglia in un altro ancora e così via discorrendo. Pertanto è impossibile ricercare un solo Sé, un solo Io, penso che ognuno di noi abbia più Io che mette in azione come meglio crede nelle situazioni di routine quotidiane. Il pericolo è che si snaturi la propria personalità, la propria individualità, costretti ormai ad apparire piuttosto che essere. Meglio apparire come la società ci richiede, anche per essere accettati e sentirci parte di un qualcosa, riconoscerci in essa, piuttosto che essere come si è, magari totalmente contrara a ciò che ci viene imposto perché altrimenti rischiamo di essere invisi ai più. Questa sembra essere ormai una regola di oggi giorno, dove incontrare qualcuno di interessante sembra stia diventando davvero una rarità, perché il rischio di omologarsi e diventare tutti cloni è molto elevato ed è facile cadere in un simile dramma.

Se fosse così, l’intera vita perderebbe di senso, perché non posso pensare che per tutta la mia esistenza incontrerò solo persone che si assomigliano l’un l’altra e che io stesso debba solo indossare varie maschere e fingere per apparire al meglio all’interno della mia vita quotidiana; sarebbe un vero psicodramma scoprire ciò e la realtà diverrebbe un quotidiano inferno. La verità forse, sta sempre nel mezzo. Mi è impossibile pensare che la nostra vita sia una mera finzione e che di conseguenza tutte le persone che conosceremo stiano recitando una parte in quel momento che le incontriamo. Ormai penso che sia impossibile ritenere di avere un unico Sé; al contrario ritengo che ognuno di noi abbia vari Io che mette in gioco nelle diverse situazioni, partendo però dalla singola individualità che una persona possiede di natura, quella che potremmo definire come individualità ‘pura’. Una persona timida ad esempio, pur mettendo in gioco diverse maschere, difficilmente potrà snaturare la propria individualità ‘pura’ e risultare totalmente estroversa; magari lo farà con determinate persone con cui ha legato particolarmente. Lo stesso Pirandello parla di una ‘crisi dell’io’.

Il nostro spirito consiste di frammenti, o meglio, di elementi distinti, più o meno in rapporto tra loro, i quali si possono disgregare e ricomporre in un nuovo aggregamento, così che ne risulti una nuova personalità, che pur fuori dalla coscienza dell’io normale, ha una propria coscienza a parte, indipendente, la quale si manifesta viva e in atto, oscurandosi la coscienza normale, o anche coesistendo con questa, nei casi di vero e proprio sdoppiamento dell’io. [...] Talché veramente può dirsi che due persone vivono, agiscono a un tempo, ciascuna per proprio conto, nel medesimo individuo. Con gli elementi del nostro io noi possiamo perciò comporre, costruire in noi stessi altri individui, altri esseri con propria coscienza, con propria intelligenza, vivi e in atto.

Pertanto risulta quasi impossibile rispondere alla domanda “Chi siamo?”, probabilmente non ci daremo mai una soluzione definitiva a questo dilemma. I vari Io cambiano anche a seconda dell’età che abbiamo, dieci anni fa eravamo altre persone, fra dieci anni ne saremo altre diverse a quelle di oggi. L’importante però, è che nonostante i cambiamenti del Sé, non si snaturi troppo la nostra individualità ‘pura’, perché del resto non c’è cosa più bella che essere, nelle varie fasi della propria vita, sempre persone originali.

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Andrea Cenicola


Andrea Cenicola, classe 1985, nasce a Napoli. Diplomato, giornalista pubblicista, ha scritto per il quotidiano "Cronache di Napoli" occupandosi di cronaca 'bianca'. Aspira alla carriera giornalistica e predilige leggere libri inchiesta e saggi filosofici.


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