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Articolo di Emiliana Cristiano
Scritto il 21 luglio, alle 13 : 34 PM
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Madame Bovary e il bovarismo
Quella miserabile esistenza sarebbe durata per sempre? Eppure quelli che vivevano felici non valevano più di lei! A Vaubeyssard aveva notato duchesse che avevano i fianchi più larghi dei suoi e un modo di fare più grossolano. Allora si scagliava contro la giustizia divina, appoggiava la testa al muro per piangere, invidiava le esistenze febbrili, i balli mascherati, i piaceri insani, gli smarrimenti che dovevano procurare e che lei ignorava.
Questi i pensieri di una delle più famose donne della letteratura: Emma Bovary. Primo romanzo di Gustave Flaubert, messo sotto inchiesta per oltraggio alla morale e successivamente assolto, è oggi considerato uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi. Protagonista assoluta è lei, Emma, donna fin troppo idealista, intrisa di letture e di sogni fuori dalla sua portata; donna debole, capace di perdere ogni contatto con la realtà. Tradisce se stessa e chi le sta accanto, alla ricerca spasmodica di una vita meno mediocre e borghese e, di conseguenza, meno autentica.
E’ l’autenticità quella a cui Emma rinuncia, desiderosa sempre di altro. Conduce un gioco di proiezioni e auto falsificazioni, sceglie i modelli da imitare e i sentimenti da provare.
Proprio a partire da Madame Bovary, prima vittima del bovarismo, si è individuato un disturbo che colpisce soprattutto gli artisti, le donne e in generale chi è incapace di distinguere il sogno dalla realtà. La lettura diviene un mezzo per sfuggire al grigiore dell’esistenza. Ma poiché ogni tentativo di evasione è –e si rivelerà sempre- temporaneo e fallace, ecco subentrare il dolore, la delusione e la rabbia. Da qui nasce l’atteggiamento che a Emma si ispira: immedesimarsi a tal punto nei racconti da perdere la cognizione del reale. Tutto diventa un’enorme recita, anche i sentimenti e le emozioni sono simulate e modellate su altro. Le vittime del bovarismo, sottoponendosi a potenti deformazioni, si muovono in uno spazio e in un tempo non loro, in un mondo che non gli appartiene, che non esiste.
Il tragico epilogo di Madame Bovary è famoso oltre che inevitabile: Emma non regge più il gioco e si suicida. E’ sottolineata così la sua doppia debolezza: non ha saputo raggiungere il sogno sentimentale delle sue eroine letterarie e, al contempo, non è riuscita a svincolarsi dal suo vizio e dai pericoli che esso porta con se.
Credersi diversi da come si è, volersi diversi, è un meccanismo che conduce inevitabilmente alla disfatta.
E Flaubert stesso a scrivere nel romanzo che non bisogna toccare gli idoli, la doratura resta sulle mani: un consiglio utile per tutti gli amanti della letteratura, anche per noi.
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