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Scritto il 10 giugno, alle 17 : 58 PM
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E poi, il tempo non ha più importanza...

Tre giorni

Tre giorni

Siamo dentro la tua macchina. Fuori una tempesta di vento e pioggia. Ho aperto il finestrino un attimo, per vedere meglio. Attorno a noi rivoli di fanghiglia e polvere scorrono sull’asfalto. Il buio ulula, vento di scirocco. So che lo stiamo pensando insieme, io e te. Siamo venuti qui perché sono le tre di notte e non volevamo tornare subito a casa, dopo la festa al locale.

E’ cominciato l’acquazzone appena usciti, preceduto da lampi che illuminavano la strada davanti a noi, gialli e lividissimi.

Siamo qui e stiamo in silenzio. A volte ci guardiamo e sorridiamo. Alla mia destra, oltre la cortina d’acqua e il muretto, si vede una mare scuro ma calmo, girandomi ancora di più nella stessa direzione la torre di avvistamento spicca color ocra, stagliata contro un cielo dalle nuvole basse, compatte e grigie. I lampi non smetteranno per tutta la notte .

- Perché finora non mi hai baciata?-

Il finora voleva dire negli ultimi tre giorni. Siamo usciti insieme, tutte le sere e anche nei pomeriggi liberi. Giovedì siamo anche andati sul mare, una giornata di sole dopo una settimana di pioggia. Poi ha ripreso a piovere, ininterrottamente, fino ad ora. Mi hai invitato a mangiare con te. Alle nostre spalle un caseggiato che è proprio sulla spiaggia, quello che vorresti per la tua rimessa di barche e vele da surf, il tuo sogno non troppo segreto. Abbiamo anche le sedie, ci sono birra e carne, mozzarelle e pomodori. Sei passato a prendermi dopo lavoro e io non me l’aspettavo. Abbiamo continuato a parlare dei tuoi progetti, hai chiesto

dei miei, abbiamo brindato a quel panorama, alla pace che sbatte costante sugli scogli del molo. In un campo sterrato vicino a noi, un motociclista si allena su un percorso da enduro improvvisato, riempiendo appena il silenzio.

Sono già le quattro del pomeriggio, come passa in fretta il tempo, mi dici.

Vuoi farmi vedere il casotto delcircolo che gestisci da un anno e ci incamminiamo verso l’interno, più vicini alle saline. E’ fitto di canneti qui, il terreno bagnato ci sporca le scarpe. Continui a parlarmi, siamo vicini, spesso ci guardiamo negli occhi, fumiamo. Va tutto bene.

Il pomeriggio insieme finisce così, con te che mi offri un caffè ristoratore e poi mi cogli di sorpresa, arrivando alle mie spalle e mettendomi un cappello in testa, il tuo, perché sai che sento freddo senza che ci sia bisogno di dirlo.

Ieri… ieri è stato diverso da questo, abbiamo camminato per ore nei vicoli del centro, sotto la pioggia, riparandoci dove si poteva e dentro i piccoli bar vuoti.

Ci siamo sentiti, anche stamattina. Il tuo messaggio sul cellulare, di buongiorno: hai già pranzato? Che nedici di un caffè?

E io ti invito a casa mia, tu arrivi e ripartiamo per una nuova uscita. Stavolta la tua vecchia casa, quella dove stavi fino all’anno scorso. Quella che adesso vuoi vendere. E’ bellissima, hai messo anche i pannelli solari e la riscaldi con quello che abbiamo di più caro su quest’isola. Il giardino poi, davanti alla Calcara, ora è quasi spoglio, l’erba alta e gli alberi da potare. Ma è bello comunque. Quando entriamo sento subito tepore, la casa è in disordine, disabitata ma accogliente, calda. Sotto il parquet ci sono i tubi della caldaia, si potrebbe

camminare scalzi. Se accendi il camino, mi dici, puoi stare in mutande anche in inverno qui.

Una casa come l’avrei fatta io, con fatica, immersa nella natura, davanti al mare.

Tu l’hai fatta nel tempo libero, scegliendo i particolari, curando l’insieme.

Mentre ritorniamo in veranda, fuori, davanti ad un tramonto color del corallo, dell’oro con gocce di lapislazzuli sparse sul grigio delle saline, non resisto e ti dico che dentro mi monta una rabbia muta, quasi mi vergogno ad esprimerla, per quello che è stato tuo fino adesso e che sei costretto a lasciare. Tutto questo impegno appassionato e poi…. Via tutto.

Tu lasci passare qualche secondo prima di rispondere, con lo sguardo fisso alle nuvole sopra Erice..

- Qui non tornerei. Mi è caduta dal cuore questa casa, non provo nessun piacere a guardarla. Voglio solo non pensarci più…-.

Subito dopo di nuovo il temporale.

Siamo di nuovo in macchina e tu non hai ancora risposto. Mi accendo una sigaretta e aspetto.

Rispondimi che non ti piaccio. Dì che mi consideri magari interessante, che ti piace parlare con me ma che oltre questo non c’è altro.

Perché io te lo dico, non è possibile che possa davvero piacerti una come me. Chi ti conosce ti descrive come dolce, sensibile, scaltro, attivo, responsabile, affascinante. Io aggiungerei anche sexy.

Quello che mi fai venire in mente quando ti guardo non posso scriverlo qui, mi autocensuro.

Io sono l’antitesi della donna per antonomasia! La cura dell’estetica, la femminilità, l’abitudine a tacchi, gonne, unghie al gel e trucco non sono cose che m’appartengono o che intendo conoscere. Sono fatta a modo mio, ma non credo che io possa piacere ad uno come te.

Quindi?

Anche tu hai acceso una sigaretta, hai messo Rattle and Hum degli U2, ci piace molto, e adesso guardi questa specie di uragano equatoriale, scoppiato all’improvviso a Torre Ligny.

-Non credevo che un bacio fosse così importante per te…-

Cominci così, e mi sorridi. Ti giri verso di me e ti brillano gli occhi. Sono neri, ma neri davvero! Un lampo accecante ci illumina.

“Mi sono chiesto la stessa cosa, sai? A lei non possono piacere i tipi come me. Io sono uno dei soliti, maschi soli, mollati da donne annoiate. Non posso piacerle io. Troppo confuso, forse banale, patetico. Tu tutto questo l’hai capito. Te l’ho fatto vedere perché con te mi sento libero di essere come sono.”

Sorridi come prima, sei rilassato, ogni tanto inspiri l’aria fredda dal naso. “Chissà perché proprio io…”, mi ripeti. Sono il fallimento di quell’idea che non dovresti vedere, neppure attraverso me.

E stavolta mi ammutolisco, sospendendo la reazione ad un alito sbuffante. Dopo quello che hai detto, non so che fare. Pensare le stesse cose. La pazienza che pensavamo non ci appartenesse ci ha invece agganciati dentro questa macchina. Non c’è fretta, ti dico. Il bacio è importante, ma forse non adesso.

Un colpo di vento fa spegnere tutte le luci della strada. Mi guardi di nuovo, allunghi la mano per una carezza sul mio viso e metti in moto.

Tre giorni.

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Eleonora Rossi


Nasco in Sicilia, da padre toscano e da madre/donna del Sud. Fin da subito la vita si divide in inverni siculi ed estati garfagnine, con ricordi ed esperienze disgiunti e paralleli tra loro. Passo l’infanzia a leggere Jack London, Jules Verne ed Elsa Morante. Tutti gli altri scrittori per me importanti verranno in sequenza, negli anni successivi. Dopo il Liceo, frequento Lettere a Pisa, facoltà di Conservazione dei Beni Culturali. Vivo all’ombra della Torre fino al 2007, per più di dieci anni, ritornando solo dopo la laurea a Trapani. Rimango ad oggi attaccata al mio scoglio.


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