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Scritto il 7 giugno, alle 09 : 34 AM
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L'opera di Foucault analizza non solo il potere

“Sorvegliare e punire”: M.Foucault e l’avvento del biopotere.

“Sorvegliare e punire”: M.Foucault e l’avvento del biopotere.

“Al vecchio diritto di far morire o di lasciar vivere si è sostituito un potere di far vivere o respingere la morte”  M.Foucault

La riflessione di Michel Foucault ha segnato profondamente il pensiero filosofico, politico e bio-etico del secolo scorso. Gran parte delle caratteristiche che hanno assunto col tempo le nostre società, in particolar modo tutto ciò che riguarda il controllo dei corpi e del sapere, rendono questa riflessione, e il percorso umano e intellettuale del grande pensatore francese, lungimirante e di disarmante attualità. La consapevolezza di un potere che penetra le nostre vite e si impadronisce dei nostri corpi, lo ha spinto ad analizzare la biopolitica non tanto nei suoi contenuti quanto nei propri strumenti, riproponendo la realtà delle istituzioni attraverso cui il potere si propaga, dalla medicina al carcere, passando per il diritto.

Il paradigma che sta dietro l’intuizione di Foucault è il Panopticon di Jeremy Bentham: l’illuminista inglese decise di progettare col fratello architetto una prigione circolare nella quale tutti i detenuti fossero continuamente osservati da qualcuno, senza dar loro la possibilità di capire chi fosse l’osservatore. Questa immagine, anziché della metafora orwelliana, rappresenta al meglio il punto della riflessione di Foucault: un osservatore che non è visto dalle persone osservate, ci analizza come provette da laboratorio o precisamente: un potere difficile da controllare strumentalizza i nostri bisogni alla stregua di oggetti, e realizza attraverso innumerevoli dispositivi l’obiettivo di piegare la nostra vita ai suoi stessi bisogni.

A monte, l’analisi non può non tener conto della società occidentale delle comunicazioni. La nostra non è una società informatica o della conoscenza, ma è una rete incalcolabile di flussi informativi nella quale siamo continuamente sommersi. Noi riceviamo e produciamo comunicazioni e, inconsapevolmente, siamo stati educati a predisporci invulnerabili e controllabili. Ciò che produciamo si radica nella nostra vita quotidiana, in quello che facciamo comunemente ogni giorno: i registri dei nostri orari d’entrata e di uscita dei luoghi di lavoro segnalano i nostri abituali posti che frequentiamo; la carta di credito indica la nostra posizione in un determinato momento, i nostri gusti e la nostra disponibilità finanziaria; gli spostamenti in autostrada col telepass prevedono il tuo tragitto; gli accessi ad internet le nostre preferenze telematiche; i messaggi di posta elettronica e le chiamate con il cellulare permettono ad “altri” d’indagare la nostra vita intima; i social network che rivelano la natura delle nostre relazioni, fino ad arrivare al GPS che permette di rivelarci a livello globale con dispositivi satellitari, come un enorme grande occhio gettato sul mondo.

Ma il potere si dirama in altre direzioni, quando consideriamo i dispositivi nel campo della Scienza e del Mercato. La nostra vita dipende oramai da queste due forme di potere, in quanto anch’esse pervasive e manipolatrici: la prima regola è la produzione e i flussi di scambio dei prodotti, condannandoci ad un rapporto metabolico con le alienanti catene di montaggio nelle fabbriche; la seconda è quella che promette benefici concernenti il corpo stesso dei singoli individui. In sintesi, le masse anonime non sono solamente soggette ad una ferrea logica economica che mira ad una opulenta produzione, ma sono anche condizionate da un potere che agisce direttamente sul proprio corpo: le nano-tecnologie e la manipolazione neuro-vegetativa degli organismi.

Dove la dicotomia sapere/potere ha maggiori possibilità di diffusione è nella sessualità, che viene analizzata non come una natura originaria, embrionale e ribelle, ma come un dispositivo creato dal potere stesso. Secondo il filosofo francese, la proliferazione del sesso si sviluppa attraverso quattro dinamiche ben distinte: 1) imporre limiti, doveri e libertà al corpo della donna; 2) pedagogia del sesso in un bambino; 3) socializzazione delle condotte procreatrici; 4) psichiatria del piacere perverso, o dei limiti del piacere stesso. Questi dispositivi stimolano il corpo e il sapere, amplificano i desideri sessuali, incitano alla conoscenza e fanno della sessualità l’elemento che più di ogni altro indica l’identità degli individui, la loro verità.

Ma solo la vita in sé deve essere intesa come il limite al potere. Non esiste al mondo nessun sovrano legittimato a impadronirsi della vita e del corpo delle persone. Spetta al Diritto e al suo costituzionalismo moderno garantire dei limiti non più al corpo ma al potere stesso.

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Giuseppe Salzano


Continuo ancora a credere che a livello pedagogico e spirituale un essere umano non può fare a meno della lettura. Ricordo ancora, tra le scartoffie della mia memoria, i fumetti che ogni settimana mio nonno mi faceva leggere: potevo perdermi tra le lande desolate del West con Tex Willer, gli enigmi di Martin Mystere, le inquietanti indagini di Dylan Dog, o nelle avventure sui mari ricche di fascino e poesia di Hugo Pratt e del suo Corto Maltese. Poi ecco che ad un tratto salgono in cattedra Salgari, Melville, Jules Verne, Walter Scott, le leggende di Re Artù e dei suoi cavalieri, tutti nel coacervo baule della mia fantasia, che si cibava di grandiose immagini e di mirabolanti imprese, sensazioni adesso del tutto indescrivibili, se non da quel bambino abulico di storie e sogni, che non poteva vivere se non col desiderio di ritornare a casa dopo una dura giornata di scuola, chiudermi dentro la mia cameretta per farmi cullare da quelli che sono stati i miei punti di riferimento, gli eroi dell’infanzia, e di quell’infanzia che vive in ogni fase della nostra esistenza. La pace che può recare un buon libro è prima di tutto una medicina, un’auto – terapia da imporsi come legge religiosa, una rivelazione traboccante d’informazioni per la nostra percezione. Una panacea per la nostra coscienza, sempre più auto lenitiva e sempre meno critica e analitica nell’approccio ad ogni tipo di relazione umana. Oggi c’è rimasta la pomposa dittatura della cultura di massa, mossa dalla presunzione di saper giudicare e scegliere quale sia per noi il concetto della bellezza. Io da piccolo scelsi il miracolo letterario. Fatelo anche voi per i vostri figli.


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Giuseppe Salzano
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