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Articolo di Antonio De Palma
Scritto il 3 giugno, alle 13 : 45 PM
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Orhan Pamuk: ecco cosa succede quando la lettura diventa la nostra stessa vita
Orhan Pamuk è uno scrittore turco, famoso per il suo premio Nobel in Letteratura non meno di quanto lo sia tra gli studenti di critica letteraria per la sua straordinaria abilità nel descrivere sogni, passioni e sensazioni degli scrittori e dei lettori di romanzi: la sensibilità di chi descrive l’universo è nelle mani dei romanzieri oggi, ed essere trasportati in un mondo tanto fittizio quanto reale è il massimo livello di astrazione desiderato dal lettore.
I romanzi di Pamuk sono stati tradotti in più di quaranta lingue, i temi principali dei suoi primi scritti riguardano la sua Turchia, con le situazioni e le contraddizioni di una paese che si è ritrovato addosso la responsabilità di due tra le più vaste culture del mondo: quella cristiano-occidentale e quella musulmana medio-orientale. Non poteva che scaturirne un rapporto tormentato, diviso tra le due anime della situazione politico-sociale turca, i cui esiti si sono rivelati alquanto geniali ed imprevedibili.
Lo studio dei legami esistenti tra le due principali etnie ha da sempre contraddistinto la punta di diamante dello stile di questo medio-borghese dal destino familiare altalenante. Orhan Pamuk studia al Robert College americano di Istanbul, lascia gli studi forzati di Architettura, per poi dedicarsi alla sua più profonda vocazione, quella della Letteratura, laureandosi in Giornalismo all’università della capitale. Dopo un breve lasso di tempo trascorso come visitatore a New York, torna definitivamente a casa.
La sua carriera di giornalista non è stata propriamente semplice, infatti nel 2005 viene incriminato dal governo turco per un articolo su una rivista svizzera riguardante il massacro di un milione di armeni e trentamila curdi in Anatolia, che sarebbe avvenuto ad opera del suo popolo durante la Prima Guerra Mondiale. Il processo, che gli fece guadagnare fama di perseguitato politico e di grande paladino della libertà di parola, fu annullato dopo una serie di ripercussioni sulla reputazione e sulla figura pubblica di Pamuk (non tutti erano d’accordo con lui: alcuni politici locali e mass-media proposero addirittura di eliminare tutte le tracce dei suoi scritti).
Nel 2006 viene insignito del premio Nobel per la Letteratura, è stato il primo turco a ricevere tale onorificenza.
Dopo aver ricevuto anche una minaccia di morte, si trasferisce per diversi motivi a New York, da dove attualmente fa la spola per Istanbul; il suo allontanamento – ha dichiarato – è solo provvisorio.
Pamuk ha prodotto opere di enorme rilievo letterario come Il castello bianco, Il libro nero, Neve e Il museo dell’innocenza (trovate la bibliografia completa qui).
In alcune dei suoi appunti per lezioni, lo scrittore descrive il suo iter di avvicinamento al mondo della lettura, plasmando una storia quasi mistica, trattando la stessa come un romanzo, dove i confini della finzione sono volutamente labili, sfumati.
Il punto fondamentale, il “centro”, come egli lo chiama, sta nel saggio di Schiller Poesia ingenua e sentimentale (Über naive und sentimentalische Dichtung); proprio a questo punto Pamuk svela, umilmente o meno, la propria appartenenza, al pari di Schiller, alla schiera dei poeti sentimentali, coloro i quali cioè esaminano ogni singolo tono delle proprie parole, soppesandone il senso, le conseguenze, lambiccandosi tra tasselli da incastrare con pazienza ed abilità certosine.
Il dono che il grande letterato turco ci porge è ancora una volta quello dello sguardo limpido, chiaro, un invito a salire sulla spalle dei giganti per avere una miglior visuale, senza la spocchia di chi pensa così di poterli superare, ma con la soddisfazione, almeno, di aver tentato la vita che si vuole per se stessi: quella dei romanzi, quella “degli altri”.
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