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Articolo di Erlinda Guida
Scritto il 25 giugno, alle 15 : 16 PM
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Lo so come ti senti.
È come essere dietro un vetro,
non puoi toccare niente di quello che vedi.
Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori,
finché ho capito che l’unico modo è romperlo.
E se hai paura di farti male,
prova a immaginarti di essere già vecchio e quasi morto,
pieno di rimpianti.
La settimana scorsa sono incappata in questo libro: “ Due di Due” di Andrea de Carlo. Ad attirarmi, lo ammetto, è stata la copertina e in seguito la trama: quando si parla di storie di amicizia, mi ci fiondo e voglio sapere tutto, voglio vivermi quella storia come se fosse la mia. L’amicizia è una cosa semplice: o c’è o non c’è. Il libro tratta delle vicende di due uomini, che si conoscono da ragazzi e condividono ogni cosa, ogni entusiasmo e ogni pensiero. Guido e Mario restano amici per tutta la vita, anche se non si rivedono per anni, anche se l’uno diventa l’esatto opposto dell’altro; oggi vi presento un brano estratto da questo libro che, personalmente, mi ha fatto innamorare dell’amicizia. Il brano di oggi fa parte di un discorso che Guido fa all’amico Mario esortandolo a lasciarsi andare, a vivere la vita come viene, una sorta di Carpe Diem moderno. L’esortazione, vagamente oraziana quindi, è anche un po’ lo specchio della relazione tra i due, l’uno riflessivo, pacato, timido e medio borghese, l’altro ribelle, anarchico, inquieto e inconcludente. Non vi parlerò ancora del libro perché mi piace immaginare che a questo punto avrete già deciso di comprarlo: quello che m’interessa è il brano estratto. È come se fosse un testo fuori del testo, una piccola poesia incastrata tra un discorso e l’altro.
Certe volte ci vuole un amico a farti rendere conto che stai vivendo dietro un vetro; più passa il tempo e più le persone diventano codarde, decidendo di non rischiare e vivere così. Capita che qualcuno si scaraventi allora sulla tua vita e ti convinca a uscire fuori dal guscio e provare un’esistenza vera, a rischiare, a ridere, andare a ballare, o fare kilometri a piedi pur di arrivare a vedere quel panorama e quella spiaggia, capita che nella tua vita arrivi all’improvviso qualcuno che, come la pioggia estiva, faccia sciogliere tutto e anche se ti ritrovi completamente bagnato, va bene così, perché stai ridendo. La paura di non vivere la vita è pari a quella di viverla, il rischio si nasconde anche dietro il sorriso di uno sconosciuto, o dietro un biglietto aereo ma, come dice Guido, provate a immaginarvi da vecchi, con tutti quei rimpianti, con la sensazione di aver sprecato così tanto tempo a chiedervi se ne valeva la pena, se era il caso, con il rimpianto di aver chiuso i sogni e le speranze in un cassetto di cui la chiave è andata persa in qualche posto che non avete mai visto, nella tasca di qualcuno mai conosciuto. Rompere un vetro può far male, qualche scheggia può ferirvi, può anche entrarvi nelle vene e darvi dolore, ma affacciatevi a quello che vi aspetta fuori: è il profumo della libertà e della vita, della gioventù che c’è una volta sola, del sole che non è mai lo stesso, del mare d’inverno e d’estate, del vino, della Coca Cola fredda quando fa caldo, è il mal di testa dopo una nottata di follie, è il torpore dell’ombra di un albero e del silenzio che vi riposa sotto, è la risata degli amici, la loro stretta di mano e dei loro abbracci, è il vento sul viso sudato e il fiocco di neve che si posa sul cappello, è l’amore , sempre diverso e sempre stupendo. È un odore completamente privo di rimpianti.
Infrangete quel vetro.
È bello il profumo qui, dall’altro lato.
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