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Articolo di Francesca Raviola
Scritto il 26 giugno, alle 15 : 56 PM
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Che cosa siamo fuori dal gruppo? Fino a che punto la permanenza in una comunità, che sia la scuola, il posto di lavoro, fino alla nazione stessa, condiziona la nostra personalità? Si può uscire dal gruppo, e, nel caso sia possibile, che cosa potrebbe accaderci una volta usciti? In un libretto di meno di duecento pagine, Enrico Brizzi ci regala riflessioni intense sul tema del gruppo attraverso un punto di vista eccezionale: quello del diciassettenne Alex, scapigliato tardoadolescente, svogliato ma dotato di un’inusuale e pungente intelligenza, che vedrà messe in discussione la sua posizione nel mondo e i suoi sentimenti.
A volte Alex si accompagna a Martino. Più vecchio di lui, è uno che ne sa della vita, è pieno di soldi e ha successo con le ragazze. Entrando in camera sua, vedendo il collage di foto che vanno dalla sua infanzia all’età attuale, Alex è colpito dalla pienezza della sua esistenza: lo ammira, quasi invidia il suo modo di stare al mondo. Per lui è un modello, uno che sa come vanno fatte le cose e le fa sempre nel modo giusto. Eppure, farà una fine tristissima, ingrata, crudele, una fine che lascerà perplesso Alex, addolorato dalla perdita e costretto a pensare a quale sia il prezzo per uscire dal gruppo. Era questo che Martino voleva fare: smetterla di vivere come i suoi genitori, freddamente inseriti nel sistema, cercare una via di fuga, un distinguo che lo potesse far emergere, che gli potesse dare la libertà. Lo trova infelicemente nel salto, “un salto fuori dal cerchio che ci hanno disegnato intorno”.
Profondamente segnato, il nostro Alex va a consolarsi da Aidi, non la sua ragazza, non una sua amica, qualcosa di più, ma soprattutto qualcosa di diverso. Si, perché lei è diversa da tutte le altre: si guardano dentro, trovano un’armonia ingenua e romantica che commuove, un affetto così puro che non sanno spiegare a tutti gli altri. Trascorrono pomeriggi interi sdraiati sull’erba a parlare e parlare, giocano a shangai, si guardano, si sfiorano, si abbracciano, vedono se stessi negli occhi dell’altro. La loro storia è fuori dal gruppo: niente convenzioni del tipo “sei la mia ragazza”, solo stare insieme perché lo si vuole fare e perché rende così inaspettatamente felici. E alla fine al vecchio Alex gli occhi diventeranno lucidi, perché lei è partita per studiare negli Stati Uniti e non tornerà per un anno, e l’autenticità, la genuinità della tristezza di questo ragazzo non hanno niente a che vedere con il gruppo.
Jack Frusciante è uscito dal gruppo è un romanzo eccezionale. La penna abile di Brizzi sa descrivere il mondo dell’adolescenza e le domande di chi ci vive dentro in modo diretto ed efficace, crea l’atmosfera giusta attraverso il gergo giovanile bolognese, dove è ambientata la vicenda, e il diario registrato a voce di Alex, il suo “archivio magnetico”, grazie al quale l’immedesimazione nel protagonista è ancora più intensa. I suoi dubbi diventano i nostri dubbi, leggere senza riflettere è impossibile e commuoversi è l’inevitabile conseguenza. Questo libro è in grado di dare qualcosa di diverso a lettori di differenti fasce d’età e probabilmente andrebbe letto ogni 5-10 anni, per vedere quanto si è cambiati, quanto la nostra testa è cambiata. Quanto si è fuori o dentro al gruppo.
| Voto | 85 su 100 | |||||||
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