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Scritto il 4 giugno, alle 15 : 59 PM
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Il poeta ungherese, che non rinunciò mai alla poesia, ci racconta che il dolore è una persona ma anche un luogo, che si porta dietro e addosso un solo colore: il grigio.

Il dolore di Attila Jozsef, il poeta di Budapest.

Il dolore di Attila Jozsef, il poeta di Budapest.

Il dolore è un posticino grigio, silenzioso,

col viso asciutto, gli occhi d’un azzurro chiaro,

dalle sue spalle fragili pende la borsa, 

il vestito è scuro e consumato.

Nel suo petto batte un orologio

da pochi soldi; 

timidamente sguscia

di strada in strada, 

si stringe ai muri delle case, 

sparisce in un portone.

Poi bussa. E ha una lettera per te.

Attila József

Il dolore, sì, è vero, è grigio. Non ha quella bella tonalità decisa del nero, dove ti perdi e non vedi niente. È un non-colore, che spegne la realtà, la rende tacita e ammorbante. È come uno sguardo di occhi troppo chiari, par che non abbiano un concetto di vita deciso nel loro riflesso. Il dolore ha le spalle fragili, ed ha visitato così tante persone che i suoi vestiti sono consumati. Non è ricco e ruba il tempo che corre via su un orologio per niente prezioso. Sarà un uomo timido, non credo gli piaccia andar dalle persone, arrivare d’improvviso nelle case e fare a pezzi cuori innocenti; camminerà per le strade senza volersi far vedere, si stringe ai muri delle case, sparisce in un portone, poi bussa. E ha una lettera per te. Per quanto sia avvilente, quest’uomo malinconico, l’abbiamo conosciuto tutti.

Attila Joszsef, poeta ungherese. Lo so, mi direte di non averlo sentito mai, ed è esattamente per questo motivo che ve ne parlo; perché la voce della poesia si infila in tutti gli anfratti del mondo, nelle anime perdute, in quelle sconsolate e senza ispirazione, solo per guarirle, per tirarle fuori dall’anonimato e per portarsele via, tra l’eternità di parole che risuoneranno per sempre. Natio di Budapest, non ebbe vita facile, tuttavia è una voce orgogliosa del XX secolo: la sua esistenza è sempre stata un continuo arrangiarsi e sopravvivere, lasciare la sua vita solo alle parole che raccontavano il suo dolore e anche quello degli altri. Si spense presto, abbandonandosi al destino di un binario su cui correva sempre un treno. Le sue poesie ci sono arrivate tradotte in Italia grazie a Umberto Albini , docente di letteratura greca dell’Università di Genova; la poesia si trova nella raccolta “Poesie”, contenente la sua produzione dal 1922 al 1937, anno della sua morte. Presso l’Università di Seghedino c’è una statua che lo rappresenta, per ricordare che nonostante una vita difficile ha sempre trovato spazio per la sua vocazione.

Con questa particolarissima allegoria del dolore, Attila Jozsef sembra descrivere un po’ anche se stesso, nei tratti del viso asciutto e nei vestiti consumati si trovano dei riflessi di quello che era; è come se il dolore fosse così entrato a far parte della sua vita da arrivare al punto di identificarcisi. Il dolore è un posticino, è un luogo della mente dove i colori si sciolgono piano piano e nemmeno ci si fa caso; il dolore è una persona, striscia lungo i muri e arriva di soppiatto, porta una notizia e non va via facilmente, certe volte si affeziona e diventa un ospite costante. Veste di grigio e ha vestiti consumati. Ruba il tempo, e si infiltra nei cuori per prenderne il posto.

Attenzione, se alla porta bussa qualcuno, è bene guardare l’orologio che indossa.

Il dolore di Attila Jozsef, il poeta di Budapest.
Titolo: Poesie 1922-1937
Autore: Attila Jozsef
Prezzo: 7.00
Categoria: Poesia
Pagine: 256
Anno: 2002
Editore: Mondadori


 
         
   
         



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Erlinda Guida

Erlinda . Mai sentito? Nemmeno io. Di origini Fiamminghe. Il nome, non io purtroppo. Per divertirmi mi piace definirmi mezzosangue, madre latina e padre napoletano, mi trovo a metà tra due culture troppo potenti per essere fuse. . Al liceo ho imparato ad apprezzare la letteratura greca e latina, a casa mi sono innamorata della contemporanea, dei classici e della poesia. Nella vita mi piacerebbe diventare un editore o semplicemente aprirmi un caffè letterario.

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Erlinda Guida
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