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Articolo di Francesca Schipa
Scritto il 7 giugno, alle 17 : 41 PM
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Boris Vian, il Principe musico
L’histoire est entièrement vraie, puisque je l’ai imaginée d’un bout à l’autre.
Prefazione de L’Écume des jours
La troppo breve vita del principe di Saint-Germain-des-Prés ha inizio nel 1920 in una splendida villa con giardino, dove vive circondato da agi, molto affetto ed altrettanta musica. Il nome di battesimo, d’altronde, gli deriva dall’opera Boris Godunov che la madre Yvonne, musicista, ama molto.
Il futuro principe Boris però, a dodici anni, contrae una grave malattia reumatica che gli causa problemi al cuore: la madre (non per caso soprannominata “Chioccia”) stringe allora le proprie ali attorno al fragile giovane creando attorno a lui e ai fratelli un mondo parallelo, chiuso, consacrato alla musica e ai giochi letterari. Nella villa fatata non si parla di politica né di religione e regna un antimilitarismo diffuso che si ritroverà in molti scritti di Boris.
L’infanzia dorata lascerà per sempre un alone di incancellabile gioventù intorno a Boris, nonostante i suoi studi di ingegneria, nonostante i suoi innumerevoli scritti, nonostante la musica. Già, la musica: Boris si lascia affascinare dagli acuti richiami della tromba, studia e si iscrive a soli diciassette anni al Jazz Hot de France, la prima organizzazione francese per la diffusione e lo studio del jazz. Con una serie di formazioni, anima le serate nelle caves di Saint-Germain-des-Prés, quartiere elettivo per la gioventù dell’immediato dopoguerra, che lo nomina tra i suoi Principi protettori (in compagnia di mostri sacri della canzone come Henri Salvador, Serge Gainsbourg, Charles Aznavour e Jacques Brel); Boris ne resterà il cantore anche quando i suoi problemi cardiaci lo costringeranno a smettere di suonare, con la scrittura di centinaia di articoli tecnici per riviste musicali internazionali e di quasi cinquecento canzoni. La più famosa di queste, Le déserteur, gli causò non pochi guai giudiziari (oltre alla censura) poiché nel 1954 diceva al Presidente francese più o meno questo:
Domani mattina presto/chiuderò la porta sulla faccia degli anni morti […] e andrò a dire alla gente/rifiutate di obbedire/rifiutate di farla/non andate in guerra. […]Signor Presidente,/ se mi perseguirete/avvisate i vostri gendarmi/ che io non avrò armi/ e potranno sparare.
Tuttavia il cuore malaticcio del principe Boris (detto anche, con meno eleganza, Dottor Gedeone Molle o Bisonte Rapito) è ammalato anche di quel morbo gravissimo che è la letteratura: nei brevi anni della sua esistenza scrive articoli, pièces teatrali, raccolte di poesie, racconti e sceneggiature cinematografiche. E una decina di romanzi, non sempre con lo stesso nome.
Uno dei suoi romanzi più conosciuti, Sputerò sulle vostre tombe (Marcos y Marcos), un polar molto nudo e molto crudo, è scritto per scommessa sotto le mentite spoglie di Vernon Sullivan. Pubblicato, sarà ovviamente causa di grande scandalo: tacciato di offesa alla morale pubblica, censurato, Sullivan/Vian è annientato dalla critica.
A causa di questa “reputazione” che gli rimarrà addosso come un odore sulfureo, Vian vedrà tutti i suoi romanzi rifiutati dalle grandi case editrici; nonostante passi tutta la sua vita a tentare di dimostrare di essere un vero scrittore, il suo genio eclettico sarà riconosciuto solo dopo la sua morte.
La stessa sorte toccherà ai suoi due romanzi più importanti: Lo Strappacuore (1953) e La schiuma dei giorni (1947), una divertente, poetica e struggente storia d’amore, tra le più toccanti mai scritte, divenuta, anche per la ricchezza creativa e destrutturante insieme del linguaggio, manifesto di modernità per la gioventù francese degli anni ’60.
Il principe Boris, forse mortalmente annoiato dalla visione delle prime scene del film tratto dal romanzo del suo odiato alter ego, sceglierà di fuggire dal buio della sala di proiezione a 39 anni soltanto, una ninfea bianca sbocciata nel suo cuore danzante.
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Francesca Schipa ha pubblicato con M.Paola Tocci nel 2008 'Verrà l'Inverno', edito da Argo, 216 pagg. € 15,00.

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Francesca Schipa



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