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Articolo di Maria Columbro
Scritto il 5 giugno, alle 13 : 37 PM
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Napule è ’nu paese curioso
è ’nu teatro antico, sempre apierto.
Ce nasce gente ca senza cuncierto
scenne p’ ’e strate e sape recità.
Nunn’è c’ ’o ffanno apposta; ma pe’ lloro
‘o panurama è ‘na scenografia,
‘o popolo è ’na bella cumpagnia,
l’elettricista è Dio ch’ ’e fa campà.
Ognuno fa na parte na macchietta
se sceglie o tip o n’omm a truccatura
L’intercalare, a camminatura
pe fa successo e pe se fa guarda.
Eduardo De Filippo
Napoli non è solo una città. È una cultura, un modo di fare e di pensare.
Questi versi, una descrizione breve, ma sicuramente incisiva e calzante , sono la testimonianza autentica di un uomo che Napoli l’ha vissuta, amata, ricreata: Eduardo De Filippo.
Il suo nome è una leggenda, un vanto, non solo per la città partenopea, ma per l’Italia intera. Napoli è lo sfondo immutato delle sue parole, dei suoi personaggi, in generale del suo teatro. Uomini come lui hanno tirato fuori l’anima di una città che oggi fatica a far emergere il suo valore, il suo immenso patrimonio.
Prepotente, eppur dolce. Non ci sono sfumature o vie di mezzo: Napoli è così, o la si ama o la si odia. È un teatro variopinto in cui trovano posto le persone più strane, i colori più vivaci.
La prima impressione che si ha visitando il suo centro è proprio quella di una scena in cui le persone recitano il ruolo che si è scelto di interpretare. È come se ognuno seguisse un canovaccio, un copione. Dunque una città di tipi stilizzati e imprigionati nei propri costumi? In parte potrebbe risultare vero, malgrado ciò ogni persona inserisce una nota di originalità, una battuta di improvvisazione, che rinnova la maschera.
“Nunn’è c’ ’o ffanno apposta”. Eduardo sottolinea per l’appunto il carattere spontaneo della loro teatralità, che è parte del patrimonio genetico dei napoletani.
Napoletani si può solo nascere, non si può diventare.
Straordinaria e vivace sono gli aggettivi che si addicono meglio alla città di Pulcinella. Una realtà in cui il sorriso, lo scherzo sono le parole d’ordine, un luogo in grado di sorprendere anche nella più banale convenzionalità.
Mme dispiace sulamente
ca ll’orgoglio ‘e chesta gente,
se murtifica, ogne ghiuorno,
pe’ na máneca ‘e fetiente
che nun tènono cuscienza,
che nun tènono rispetto…
Eppure una città così generosa e ricca ha una profonda vena nera che infesta tutto il resto del corpo. Una piaga dura da rimarginare. Perché? Infinitamente difficile rispondere.
Quel che è sicuro è che la patria di Totò, di Eduardo, di Troisi, non si riconosce nella sua parte peggiore, quella malavita che cancella miseramente l’orgoglio di appartenere a Napoli.
Dirsi napoletano dovrebbe essere un valore aggiunto, anzi lo è.
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