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Scritto il 3 maggio, alle 09 : 08 AM
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La raccolta di novelle più celebre della storia dell'umanità.

“Le mille e una notte”, l’Oriente e l’indimenticabile Shahrazàd.

“Le mille e una notte”, l’Oriente e l’indimenticabile Shahrazàd.

Con Le mille e una notte si entra nel mondo dei sogni e delle meraviglie dell’universo. E’ un mondo fatto d’amore, d’immaginazione e fantasia, sotto arcate magiche e cieli stellati. E’ un viaggio in un pianeta straordinario dove la narrazione è il pane della Vita, dove l’amore e l’odio si intrecciano come fili preziosi di seta. Calandoci nei panni di un esploratore seguiremo le traccie di principi e di re, ladri e marinari, attraverseremo castelli fatati e tane di assassini, ed ascolteremo i palpiti del nostro cuore che aumenteranno d’intensità innanzi ad uno scrigno magico pieno di sogni erotici, desideri sublimi e massime di saggezza.

Sono fatte della stessa natura dei sogni le storie della bella Shahrazàd, signora di giorno e fata della notte, che ha saputo trasformare mirabolanti narrazioni in meravigliose favole e in toccante poesia. Con le sue parole attraverseremo senza timore il deserto, varcheremo sopra un tappeto magico o in groppa a un destriero alato i meandri dell’esistenza, percorrendo in lungo e in largo le distese infinite di un sogno che resterà indelebile nella nostra mente. Potremmo scegliere di salire sulla barca di Sindbàd o seguire Aladino nelle grotte delle meraviglie alla ricerca della lampada magica, o affidarci a una divinità nel tentativo di svelarci i segreti del bene e del male nell’oscurità dell’universo.

Il primo nucleo di racconti è costituito dalla traduzione della raccolta persiana “mille racconti” redatta nel IX secolo a Baghdad, cioè un numero impressionante di novelle di argomento fantastico o realistico, che hanno come protagonisti personaggi che affollano le strade di Baghdad; accanto a questi racconti lunghi si trovano le favole, molte delle quali hanno ispirato l’estro creativo di La Fontaine, mentre innumerevoli novelle d’ambientazione borghese o popolare, che ritraggono la vita quotidiana degli Arabi, hanno influenzato molti autori moderni come Gibran Khalil Gibran e il premio Nobel Nagib Mahfuz.

Le novelle indiane e persiane hanno trame che si intrecciano l’una con l’altra proprio come delle scatole cinesi, o delle matrioske, in cui da un racconto più ampio si passa ad altri più brevi per poi ritornare nuovamente al primo, che costituisce il tronco principale della struttura narrativa. Tra questi racconti mi sembra giusto ricordare Sindbàd il marinaio, di cui si sente la forte influenza della cultura greca classica, in particolar modo il viaggio simbolico e picaresco di Odisseo nel capolavoro di Omero.

Segue l’ultimo nucleo di storie, quelle ambientate e scritte in Egitto. Sono vicende realistiche ma allo stesso tempo ricche di aneddoti, prodigi e d’incantesimi, in un’unica grande narrazione arricchita di poesie e proverbi.

Narratrice di tutti questi racconti è la principessa Shahrazàd, figlia di uno dei ministri del terribile sovrano Shahriyar. Questi, dopo aver sorpreso la moglie tra le braccia di un paggio moro decide di ucciderla e di trascorrere ogni notte con una ragazza vergine, per poi assassinarla al sorgere del sole. Uno giorno Shahrazàd decide si sacrificarsi per salvare le altre donne, sfidando con arguzia, coraggio, intelligenza e determinazione le tenebre e la morte. Sposando il Re escogita un piano a dir poco geniale: ogni notte racconta al sovrano una storia, e all’alba, prima che finisca ogni racconto, interrompe la narrazione con la promessa di riprenderla al calare della notte. Il Re, ammaliato da questo clima di attesa e di suspense che la bella e saggia consorte riesce a creare con maestria, decide di non ucciderla fino alla fine di ogni racconto. Così, dopo mille e una notte, la principessa viene graziata, incoronata regina e riconosciuta madre e donna onorata e acclamata da tutti. Ipnotizzato dalle virtù della moglie, il sovrano abbandona la legge della condanna e il suo impero di morte e di vendetta, che lo avevano contraddistinto con vigore anni addietro, e darà vita ad un regno dominato dalla pace e dell’amore fino alla fine dei tempi.

Le mille e una notte è il capolavoro dell’Arte della parola, di cui Shahrazàd ne è la degna messaggera e ambasciatrice: in un mondo dominato dagli uomini, Shahrazàd è riuscita a spezzare la tirannia e la malvagità con il potere delle parole, dimostrando che l’odio e la vendetta accecano e intorpidiscono anche l’animo più temprato, mentre l’amore inebria il cuore e dona gioia sconfinata di vivere.

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Giuseppe Salzano


Continuo ancora a credere che a livello pedagogico e spirituale un essere umano non può fare a meno della lettura. Ricordo ancora, tra le scartoffie della mia memoria, i fumetti che ogni settimana mio nonno mi faceva leggere: potevo perdermi tra le lande desolate del West con Tex Willer, gli enigmi di Martin Mystere, le inquietanti indagini di Dylan Dog, o nelle avventure sui mari ricche di fascino e poesia di Hugo Pratt e del suo Corto Maltese. Poi ecco che ad un tratto salgono in cattedra Salgari, Melville, Jules Verne, Walter Scott, le leggende di Re Artù e dei suoi cavalieri, tutti nel coacervo baule della mia fantasia, che si cibava di grandiose immagini e di mirabolanti imprese, sensazioni adesso del tutto indescrivibili, se non da quel bambino abulico di storie e sogni, che non poteva vivere se non col desiderio di ritornare a casa dopo una dura giornata di scuola, chiudermi dentro la mia cameretta per farmi cullare da quelli che sono stati i miei punti di riferimento, gli eroi dell’infanzia, e di quell’infanzia che vive in ogni fase della nostra esistenza. La pace che può recare un buon libro è prima di tutto una medicina, un’auto – terapia da imporsi come legge religiosa, una rivelazione traboccante d’informazioni per la nostra percezione. Una panacea per la nostra coscienza, sempre più auto lenitiva e sempre meno critica e analitica nell’approccio ad ogni tipo di relazione umana. Oggi c’è rimasta la pomposa dittatura della cultura di massa, mossa dalla presunzione di saper giudicare e scegliere quale sia per noi il concetto della bellezza. Io da piccolo scelsi il miracolo letterario. Fatelo anche voi per i vostri figli.


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Giuseppe Salzano
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