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Articolo di Marianna Bassi
Scritto il 25 maggio, alle 09 : 33 AM
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La fine del mondo
La fine del mondo.
Fabio Marchetti trentacinque anni di professione aiuto pasticciere, non troppo alto, non troppo grasso, un paio di baffi neri che non aggiungevano granché al suo volto anonimo, ne era certo: finalmente sarebbe arrivata la fine del mondo. E lui non aspettava altro. Un temporale incessante si sarebbe abbattuto su ogni angolo della terra ingoiando con la sua ondata di acqua melmosa uomini, strade, case e piazze. Fabio Marchetti non aveva dubbi questa era la volta buona. Glielo diceva il suo intuito di cui si fidava, nonostante tutto. Senza falsa modestia lo considerava mille volte più attendibile delle profezie degli esperti in tv, bravi solo a riempirsi la bocca con notizie fasulle. Nullafacenti, esibizionisti e superficiali ecco cos’erano! Pronti a caricarti di illusioni come può fare solo chi crede di essere depositario della verità assoluta. Loro e quei dannatissimi calcoli con i calendari Maja alla mano, ne avessero mai azzeccata una! Altro che fine del mondo! Il mondo fin ad ora aveva continuato a girare, impassibile.
Ma stavolta era diverso. Stavolta secondo Fabio Marchetti sarebbe davvero arrivata la fine del mondo. Il merlo del suo giardino non fischiettava da due giorni. Se ne stava fermo sul ramo della quercia, muto e dimesso con il becco racchiuso tra le sue ali nere. E qualcosa dentro, un’illuminazione sotto forma di fitta allo stomaco, in un tardo pomeriggio di qualche anno prima aveva avvertito Fabio Marchetti che quando il merlo sarebbe rimasto in silenzio sarebbe giunta l’ora della disintegrazione dell’universo. Ricordava con precisione il momento in cui questa rivelazione gli era balenata davanti agli occhi. Era stato costretto a smettere di strizzare crema sui bignè. E non solo allora. Tante altre volte l’intuito di Fabio si era fatto sentire, ma per una questione di pura iella i suoi presentimenti non si era mai avverati. Con pessime conseguenze sulla sua credibilità presa a sberleffi da chiunque! Ma finalmente le cose sarebbero andate per il verso giusto. Tutto sembrava perfetto per la fine del mondo. E, grazie a Dio, Fabio Marchetti si sarebbe liberato una volta per tutte anche di quel merlo che, peraltro, detestava. Non faceva altro che disturbarlo con canti striduli da anni, con effetti deleteri sul suo sonno.
Fabio Marchetti si distese sullo sdraio del giardino. Il cielo su di lui era una striscia azzurra attraversata da un raggio di sole del tramonto. Sospirò e si accese una sigaretta. Era invaso da una sensazione di leggerezza mista a una certa paura. Ma quella paura lasciò spazio solo al sollievo non appena Fabio Marchetti si concentrò sul fatto che sarebbe scomparsa ogni traccia di vita. Era l’unico modo, seppur distruttivo, per liberarsi definitivamente di tutti i debitori e gli usurai che si ritrovava attorno. Dei due bambini che dicevano di essere i suoi figli e che aveva visto una volta in vita sua. Di sua madre malata di Alzheimer che ormai era insopportabile. Del suo cane Dylan Dog che passava le ore a dormire pretendendo croccantini che costavano una fortuna. Del titolare della pasticceria in cui lavorava che non faceva altro che ricordargli che era un buon a nulla. E di sua moglie che pretendeva pure gli alimenti da quando si erano separati. Per non parlare del caldo terribile dell’estate. Lui che con quei novecento euro al mese non poteva permettersi l’ aria condizionata aveva rischiato più volte un collasso. Ma tutto questo finalmente sarebbe finito.
Insomma Fabio Marchetti era pronto. Guardava il merlo silenzioso sulla quercia e non vedeva l’ora che una tempesta di melma spazzasse via uomini, case, strade, autostrade e anche scuole. Ecco un’altra cosa, la scuola! Grazie alla fine del mondo non sarebbe stato più costretto a sciorinarsi le lezioni serali per prendersi un diploma da privatista. Perché oggi il diploma è una cosa importante, puoi salire di grado, gli aveva detto Marco un suo grande amico: ma salire di grado che cosa? In una pasticceria di quattro soldi! E lui che si era pure prestato! Che cretino. Ma era meglio non pensarci più. Si sarebbe addormentato lì in giardino e alla prima avvisaglia avrebbe trovato il modo per salvarsi, arrangiandosi in qualche modo. Perché naturalmente l’intuito di Fabio Marchetti gli garantiva che l’avrebbe fatta franca; sarebbe rimasto su questa terra che peraltro, a suo parere, dopo la fine, non poteva che diventare migliore. Perché se non c’era fine al peggio non c’era neanche fine al meglio e Fabio si riconosceva il diritto al meglio. Seppure aveva fatto del male lo aveva fatto senza male intenzioni in totale buona fede. Per esempio, quando aveva investito quella vecchietta lasciandola riversa in strada in una pozza di sangue, lo aveva fatto per una causa giusta, doveva fare da testimone al matrimonio di sua sorella, non poteva tardare! Se di tanto in tanto dava meno resto alle clienti della pasticceria, era solo perché aveva bisogno di soldi tra il cane e la moglie da mantenere!
Fabio si accese un’altra sigaretta, aveva lo sguardo fisso sul merlo, lo controllava. Nonostante la somma fiducia che nutriva nel suo intuito temeva ricominciasse a fischiettare.
E in pochi minuti arrivò la catastrofe. Fu un attimo.
Il verso del merlo si alzò forte, denso, senza scrupoli insieme al suo volo. Fabio Marchetti lo vide confondersi con il sole flebile del tramonto nel cielo. Era sconcertato. Iniziò a pizzicarsi le braccia pelose. Si prese a sberle. Forse era tutto incubo. Forse stava sognando. Non poteva essere. Ma era tutto vero. Si guardò attorno con l’aria di chi è vittima di un complotto. Qualcuno aveva provocato il canto di quel volatile pestifero. Ingrati! Adesso gliela faceva vedere lui. Li avrebbe eliminati insieme al merlo. Corse in cucina a prendere il fucile e iniziò a sparare in aria come un folle, ma oramai il merlo non si vedeva più.
Si affacciò la signora di fronte e Fabio puntò il fucile anche contro di lei. Brutta vecchia decrepita. Sei stata tu, vero?
La donna chiuse le ante. Non sembrava impaurita. Ogni tanto sentiva Fabio inveire contro qualcuno mentre impugnava il suo fucile a salve.
Fabio continuò a sparare puntando al cielo, poi cadde a terra, spompato dalla forza che aveva usato Piangeva come un bambino mentre giurava a se stesso che se quel merlo fosse tornato se lo sarebbe mangiato in un sol boccone. E volentieri. Fabio Marchetti aveva una gran fame, non mangiava da giorni. Guardò con gli occhi gonfi il fucile marrone vicino ai suoi piedi nudi, gli sembrò una coscia di pollo sottile! Una fitta allo stomaco lo attraversò. Era fame o un nuovo segno del suo intuito? Fabio si accese un’altra sigaretta e tirò un sospiro di sollievo. Forse era meglio così. Gli venne in mente che l’indomani in pasticceria avrebbero offerto la colazione per i vent’anni di attività. E Fabio aveva troppo fame per restare digiuno. La fine del mondo poteva aspettare ancora un po’ prima di arrivare. E anche il suo intuito.
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Se potessi rinascere mi piacerebbe essere Dino Buzzati, Italo Calvino, j. Salinger, R. Yates o M. Yourcenar.In mancanza di questa possibilità mi arrangio, nei limiti del tempo libero e del mio pendolarismo, scrivendo racconti.
Dopo tutto, la scrittura può avere un effetto salvavita come ha scritto Buzzati nella Salvezza: “ Scrivi, ti prego. Due righe, sole, almeno anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno”.
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