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Articolo di Nunzia Attardi
Scritto il 2 marzo, alle 17 : 18 PM
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Mi guardavo intorno, quasi per capire, con la speranza che da un momento all’ altro si srotolasse davanti a me lo striscione con su scritto Scherzi a parte: purtroppo ciò non accadde. Una giornata da incubo: il 3 luglio 2006, quando la democrazia viene sospesa per alcune interminabili ore, i più elementari diritti sulla persona violati, la dignità di un uomo fermato ingiustamente e al di fuori di ogni legittima procedura, calpestata e avvilita.
Ernesto Fico, napoletano, pizzaiolo di professione, pubblica nel 2011 il suo primo romanzo “L’urlo dentro” lui, che sente il bisogno di trasformare in parole un urlo di rabbia, rancore, collera, disperazione per una storia vera, un uomo vittima, nel 2006, della giustizia. Ebbene si, la giustizia… che ha nel suo nome qualcosa di amaro e che con la punizione e il recupero qui, nelle celle del carcere di Poggioreale, ha poco a che fare.
Il protagonista, Angelo Borriello è vittima di un errore; non del “trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato” ma dell’ “accusare senza prove un innocente”: impossibile da credere eppure è così. Si è abituati, di fronte a chi cerca con tutte le sue forze di discolparsi, a credere che è colpevole, che se è stato messo dietro le sbarre in una cella è perchè merita di trovarsi lì. Non è sempre così però e l’uomo di queste pagine lo sa bene e paga lo scotto di una colpa senza verifica; sbattuto “al fresco” nella torrida estate del 2006 dove in prigione oltre alla libertà non entra neanche l’aria; trattato come una bestia insieme ad altri carcerati, troppi in una cella così piccola, con scarse condizioni igieniche e mancanza assoluta di umanità.
Il racconto segue fedelmente le tappe di Angelo, dalle sue abitudini giornaliere, in una mattinata che doveva essere come tutte le altre e che si trasforma nel suo personale percorso infernale tra umiliazioni, percosse, ingiustizie, all’ingresso nella moderna Dite, la casa circondariale nel partenopeo. Molestato, picchiato, costretto a stare ore e ore in una stanza senza che nessuno gli dicesse di cosa era stato accusato; portato in questura perché trovato in possesso di alcuni cellulari comprati da un marocchino; in realtà, con un riconoscimento “all’americana” non svoltosi secondo le consuetudini, viene indicato da una ragazza di 25 anni, artefice di una rapina nel suo negozio. Il suo mondo si ferma: tre interminabili giorni vissuti a rallentatore, in un buco senza via d’uscita, con appena due ore d’aria al giorno e notti insonni nel pensiero di non uscirne più, di rimanere imprigionato, lontano da sua moglie Rita, dai suoi figli, dalla sua vita …e tutto perché, sua unica colpa, rassomigliava a un delinquente.
Tre giorni in carcere e 106 a casa, arresti domiciliari: la condanna di Angelo; solo a distanza di anni e dopo un lunghissimo procedimento giudiziario la verità viene a galla; innocente, fin dal primo giorno. Attraverso la penna di Ernesto Fico il lettore conosce l’altro volto del carcere, quello reale, quello che nei film non si vede perché troppo cruda e violenta è l’esperienza restrittiva. Espiare la propria colpa e uscirne migliorati? Beh a conti fatti non è così; l’essere trattati come bestie, umiliati nella virilità, massacrati psicologicamente, obbligati a vivere al limite della decenza e del possibile, costretti a subire i soprusi di chi la pistola l’ha avuta direttamente dallo Stato, pronto a mettere le manette e a dare botte per un sadismo estremo: che punizione è mai questa? Che possibilità di recupero c’è? Pagare i propri errori, essere giudicati: questo è giusto, ogni abuso del potere, di qualsiasi natura e identità va condannato, va pur esso punito anche se a commetterlo è chi ha le chiavi per chiuderti dentro.
In nome del Popolo Italiano, la corte di Assise di Napoli, visto l’articolo 530 del codice di procedura penale assolve Borriello Angelo dal reato a lui ascritto per non aver commesso il fatto .
Perfetto; ed ora chi ridà indietro ad Angelo quei giorni passati in carcere e agli arresti domiciliari? Chi gli toglie dalla mente quei ricordi terribili, quelle scene, quell’odore di putrido, quel rumore fastidioso di chiavi che chiudono, quella voce che urla “Conta!”, quel sorriso beffardo delle guardie carceriere? Chi? Certamente non la giustizia.
| Pro | Contro | |||||||
| E' un libro che si legge tutto d'un fiato, un viaggio nel carcere di Poggioreale, capace di far immedesimare il lettore nella storia del protagonista, tanto da dare l'impressione di trovarsi lì, in quella realtà claustrofobica dove anche l'aria entra a pezzetti | In alcune pagine, la dovizia di particolari, avvicina il libro ad un crudo documentario | |||||||
| Voto | 85 su 100 | |||||||
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