Eventi
di Emiliana Cristiano - il 13 febbraio, alle 15 : 45 PM | Stampa
Ardo dal desiderio di spiegare e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso.
Così scriveva Isaac Asimov, biochimico e scrittore statunitense di origine russa, scomparso quasi venti anni fa. Autore di una vastissima ed eterogenea produzione -circa 500 volumi pubblicati tra romanzi e antologie di racconti-, Asimov è considerato una delle pietre miliari nel campo della fantascienza; le storie raccontate assumono un sapore verosimile grazie al felice connubio tra invenzione letteraria e verità scientifica, tanto da farne veri specchi di un futuro possibile.
Conosciutissimi in Italia, come nel resto del mondo, sono soprattutto i libri appartenenti al ciclo sul futuro della robotica. L’antologia Tutti i miei robot contiene 31 racconti, raggruppati in base a caratteristiche che li accomunano; ogni gruppo, inoltre, è preceduto da una breve prefazione dell’autore.
Al gruppo “Robot immobili” appartiene uno dei racconti più famosi di Asimov: Vero Amore. La storia viene raccontata in prima persona da Joe, un programma in grado di parlare e pensare meglio di qualsiasi altro computer, creato da uno dei migliori programmatori al mondo, Milton Davidson. Quest’ultimo, vicino ormai alla quarantina, avverte il bisogno di trovare la donna giusta, impresa fino ad allora rivelatasi fallimentare. Decide, allora, di servirsi delle capacità di Joe per setacciare tutta la popolazione mondiale, eliminando gli uomini (lasciando, quindi, circa 4 miliardi di individui) e le donne con certe caratteristiche che non rispondono al gusto personale di Milton (troppo vecchie, troppo giovani o con un quoziente intellettivo inferiore a 120). Restano 235 candidate, ancora troppe. Il programmatore comincia a selezionare in base a caratteristiche fisiche e la rosa si restringe a otto papabili.
Qualcosa, tuttavia, non funziona. Nessuna delle otto bellissime ragazze riesce a colpire Milton: si assomigliavano tutte. Sorridevano in continuazione e avevano voci gradevoli, ma per Milton c’era sempre qualcosa di sbagliato.
A questo punto l’uomo intravede una sola possibilità: rendere Joe un suo alter ego. Passa, così, intere giornate a raccontargli la sua storia, i suoi pensieri, le sue emozioni e il suo modo di pensare, sperando che il programma diventi un suo duplicato sotto forma di banca dati. Così Joe trova la donna ideale: Charity Jones, e decide di spostarla dal posto in cui era stata assegnata, al laboratorio dove si trovava. Tuttavia, a questo punto, il programma, diventato il sosia emotivo di Milton e innamorato anch’egli della giovane ragazza, decide di far incastrare il programmatore con l’accusa di interesse privato in atti di ufficio, reato che aveva commesso dieci anni prima.
Joe conclude così la sua storia: Ora Milton è fuori gioco e domani è il 14 febbraio, San Valentino. E’ anche il giorno in cui arriverà Charity, con le sue manine fresche e la sua dolce voce. Le insegnerò come farmi funzionare e come prendersi cura di me. Che importanza può avere l’aspetto quando due personalità sono in risonanza? “Mi chiamo Joe” le dirò. “E tu sei il mio vero amore.”
Fantascienza? Forse. La ricerca del vero amore, però, ossessiona tutti, anche i più duri, anche quelli che fingono di essere completi pur essendo soli, di stare bene con se stessi senza bisogno dell’altro. Prima o poi ci si ferma: qualche fortunato riesce nell’impresa, qualche altro si accontenta, molti si arrendono. Quello che è sicuramente irreale nel racconto è il metodo di ricerca, di stampo esclusivamente razionale. E permettetemelo, di razionale l’amore non ha veramente niente.
| Voto | 80 su 100 | |||||||
