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Articolo di Corrado Capone
Scritto il 21 dicembre, alle 00 : 27 AM
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Le “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, il romanzo epistolare di Foscolo
Opera aperta e dinamica, romanzo epistolare nel quale forti sono gli spunti autobiografici, le Ultime lettere di Jacopo Ortis costituiscono un capolavoro nella storia della letteratura italiana.
Ugo Foscolo progetta il romanzo negli ultimi anni del XVIII secolo: del 1801 è la prima edizione, a cui seguono una seconda e una terza, rispettivamente nel 1816 e 1817. Fin da subito, in Italia, l’opera riscuote un grande successo.
Ma cosa spinge Foscolo a cimentarsi in questa particolare forma di romanzo, costituito da una successione di tante lettere? E qual è il suo fascino, che ha evidentemente determinato tanto favore, da allora ad oggi?
Affermatosi nella letteratura inglese, il romanzo epistolare conquista lentamente l’Europa. Lo stesso autore delle Ultime lettere di Jacopo Ortis si ispira a due grandi modelli: la Nouvelle Heloise di Rousseau e il Werther di Goethe. Lo scambio di lettere tra personaggi è senza dubbio un buon escamotage letterario per rendere l’immagine di una realtà viva, in movimento, continuamente mutevole.
La focalizzazione è tutta sul protagonista, Jacopo Ortis, il cui nome riprende quello di uno studente friulano dell’Università di Padova, morto suicida. L’episodio aveva lasciato una forte impressione nel giovane Foscolo, più volte tentato dall’idea di porre fine alla propria vita. Nei momenti di maggiore sconforto, il suicidio appariva come la soluzione più giusta a quel disagio esistenziale che affliggeva lo scrittore.
Tutto il romanzo verte attorno alle lettere che Jacopo Ortis indirizza all’amico Lorenzo Alderani, senza che vi sia l’intervento di altre voci. Fanno eccezione solo alcuni incisi narrativi dello stesso Lorenzo. Il protagonista, deluso dal trattato di Campoformio (che aveva di fatto ceduto il Veneto agli Austriaci), si ritira sui Colli Euganei, dove si innamora di Teresa, la quale però, pur ricambiando il sentimento, è destinata dal padre a Odoardo, mediocre ma ricco possidente. Jacopo viaggia per tutta Italia, stringendo rapporti con importanti personalità letteraria ed artistiche delle città in cui si trova a soggiornare. Deciso a tornare a casa, si mette in viaggio, ma apprende la notizia del matrimonio della donna amata. Ossessionato (e già da tempo) dalla morte , Jacopo saluta Teresa e la vita, uccidendosi con un pugnale.
È la liberazione di un uomo che non trovava più un senso da dare alla vita. Mosso da un vibrante anelito alla libertà, portato per indole ad uno scontro titanico con la natura e la società (ben presente è il modello dell’eroe alfierano), Jacopo esce tuttavia sconfitto dalla scena. Il rapporto tra l’io e il mondo risulta alla fine insanabile: non c’è alternativa alla morte, ossessione tanto del protagonista del romanzo quanto dello stesso Foscolo. Solo Teresa, donna-angelo di ascendenza stilnovista e petrarchesca, poteva essere il valore assoluto a cui aggrapparsi. E caduta questa possibilità (ostacolata dalla natura stessa della donna, che si perde nella banalità e nella meschinità della vita quotidiana), non resta che la logica conseguenza di quel tormentato percorso interiore che Jacopo rende manifesto all’amico Lorenzo.
Deluso dagli eventi politici e “leopardianamente” convinto della negatività della storia e del cinismo della natura, Jacopo Ortis è la controfigura di Ugo Foscolo, l’uomo de I Sepolcri, ma non solo: le Ultime lettere di Jacopo Ortis sprigionano una carica tutta intrisa di Romanticismo, consegnando alla letteratura una prosa forte, intensa e vivace. Ma, soprattutto, il primo grande romanzo epistolare italiano.
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