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Articolo di Roberta Mannarella
Scritto il 8 maggio, alle 00 : 11 AM
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Astolfo non scende!
Questa storia comincia con un naso all’insù, verso la luna.
Intorno, la notte che dorme. No, non fate rumore. Dicevo, la notte che dorme.
Sulla notte che dorme, il vento spegne le candele come fosse il suo compleanno. Cantiamo in silenzio, però, c’è la notte che dorme.
Sulla notte che dorme e sul vento che soffia, vaga l’ansia dell’uomo con il naso all’insù. I respiri profondi si avvicinano al cielo e poi precipitano giù. Non fanno rumore, c’è la notte che dorme.
Sui respiri dell’uomo, i passi di un altro. Guarda prima lui e poi la luna. Prima lui e poi la luna. Prima lui e poi…
- Lungi da me apparire indiscreto, buon uomo, ma che cosa diavolo sta facendo?
- In effetti, che discrezione! Le pare normale piombare qui, nel cuore della notte, per fare cosa, poi?! Roba da matti. Arriva e mi chiede. E magari si aspetta che debba persino risponderle. Non so neanche chi è!
- Si dia una calmata, buon uomo, ché se sono matto io, matto lo è anche lei, che è qui anche da prima, a ben vedere.
- In effetti, il suo discorso non fa una piega, signor … signor …
- Beckett. Samuel. Lieto di fare la sua conoscenza.
- Per tutti gli dei! Il suo nome mi è totalmente nuovo, totalmente, mi creda . Che cosa ci fa qui?
- Mi perdoni, buon uomo, ma questa domanda gliel’ho posta io, prima ancora di presentarmi. Dunque, ora potrebbe essere così gentile da dirmi chi è?
- Cavaliere Orlando, a suo servizio, signor Beckett. Perdoni la sfrontatezza: sa, ho un forte mal di testa. Saprebbe mica come curarlo?
- Santo cielo, Orlando quello lì? Questo è incredibile, a dir poco incredibile. Quello che ha perso il senno, buon Dio!
- E lei chi è, signor Beckett? Un oracolo forse?! Chi le ha rivelato questo segreto – che poi non è vero – intendo, non è possibile che lei sappia, ma il problema non si pone, poiché non è vero che ho perso il senno. Sa mica come curare il mal di testa?
- Oracolo? Signor Orlando, lei ha perso il senno per davvero. Ma, le dirò, non è l’unico qui. Oracolo, questo è matto. Sono uno scrittore, solo uno scrittore. Ho sentito tanto parlare di lei, sa?
- Ascolti, io non so da dove sia venuto e poco m’interessa. Aspetto ancora che mi dica che cosa ci fa qui, proprio qui, intendo, a due passi da me, con il naso nella mia direzione, signor Beckett-lo-scrittore.
- Storia buffa, buon Orlando, buffa per davvero. Lasci che le riveli un segreto. Si avvicini, su, non abbia paura, buon uomo! Si avvicini. Ecco, bravo, così. Ha presente Estragon e Vladimir?
- No.
- Ma come, i due folli che aspettano Godot, buon Orlando. Non li ha mai visti da queste parti?
- Go-chi?
- Godot! Ah, non ha importanza buon uomo, non ne ha. Il fatto è che da quando ho dato vita a quei due scellerati, ho perso il senno anch’io, ecco.
- Oh, signor Beckett, i suoi figli la fanno ammattire! Me lo dice sempre anche mio padre, che l’ho fatto diventare pazzo. Mi dispiace per lei! Anche per mio padre, beninteso, ma anche per lei, signor scrittore!
- No no, non mi segue, buon uomo. Io il senno l’ho perso per davvero. E se ben conosco la sua storia, qualcosa mi dice che sono nello stesso posto!
- Ma che cosa?
- I nostri senni, Orlando! Suvvia, non finga con me. So tutto di Angelica, dell’ampolla, di Astolfo.
- Non mi nomini quella donna, la prego! È la mia rovina!
- Succede, mio caro, succede, con le donne.
- Ma quindi, sta aspettando Astolfo anche lei?
- Sì, buon uomo, sì. Mi ha dato appuntamento qui, questa notte, alle tre in punto. Ecco perché ho il naso nella sua stessa direzione. Non volevo mica spaventarla, sa. Mi hanno fatto ammattire, quei due. Allora Astolfo si è offerto di recuperare anche il mio, di senno. Recupera la sua ampolla, che gli costerà prendere anche la mia?! Sarà lì, da qualche parte.
- Certo, signor Beckett, ne sono sicuro. Per tutti gli dei, chi è quell’uomo?
- Chi?
- Quello lì, col teschio in mano, lo vede? Sta arrivando qui! Vuole ucciderci, signor Beckett, vuole ucciderci: ha il teschio in mano!
- Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli…
- Eh?! Signor Beckett, lei ha capito?
- Santo cielo, sì! Lord Amleto, è lei! Oh, buon uomo, ho sentito tanto parlare di lei! Come sta? Ha qualche desiderio da condividere con noi? Ci dica pure, che cosa gradirebbe?
- Morire, dormire, nulla di più.
- Signor Beckett, questo vuole che lo uccidiamo, ma è matto! No, io non mi macchio di questo peccato e neanche lei dovrebbe, per tutti gli dei, è un padre!
- Ma se è suo desiderio, Cavaliere Orlando, forse dovremmo assecondarlo. Solo, trovare una morte indolore, per questo pover’uomo.
- Trovare il giusto boia, intenderà lei, signor Beckett!
- Esatto, qualcuno che assecondi il suo desiderio, al posto nostro.
- Pensiamo, allora, pensiamo… Ah, lei che è uno scrittore, sa mica come curare il mal di testa?
- Ma Orlando, che idiozie. Non vedo l’ora che scenda Astolfo, perlomeno eviterà simili inappropriate associazioni. Oh-Santo-Cielo!
- E adesso che c’è?
- Un lupo, buon Orlando, un lupo con una pancia così! E viene verso di noi!
- Non vorremo mica che il biondino, qui, muoia così? Ha detto morte indolore, signor Beckett e vuole farlo ingoiare da un lupo? E poi vede, ha già la pancia piena! Se l’accarezza neanche fosse gravido!
- Buonasera, signori.
- Per tutti gli dei, signor Lupo, non volevamo disturbarla. Ecco, vede, scherzavamo con il fatto di Lord Amleto, non è vero signor Beckett?
- Santo cielo, sì! E poi ha già quella pancia lì, non si offenda, sa, però immagino abbia già fatto il suo pasto, per questa sera.
- Una nonna, tutta intera, signori. Non del tutto appetitosa, ma quella impunita della nipote mi è scappata, allora meglio due tre ossa, piuttosto che niente.
- La penso anch’io così, buon uomo. Buon lupo, intendo. Qual buon vento la conduce qui?
- Questo gioco del bosco, delle bambine coi cestini, delle nonne, mi ha fatto diventare matto. Non capisco più niente, credetemi, signori. Ci è mancato poco che non venissi vestito da nonna. Ho conservato il decoro e mi sono tolto la cuffia, ma non capisco più chi sono. Parlo anche come lei! Ho persino conservato il suo buon cuore, altrimenti, a quest’ora, sareste già qui dentro a farle compagnia!
- Santo cielo, direi che ci è andata bene! Lei che cosa ne pensa, Lord Amleto? Ha sentito, per stasera il signor Lupo è apposto. Che cosa vuole di più?
- Morire, dormire, sognare forse.
- Ma è matto?
- Per tutti gli dei, signor Lupo, certo che lo è. Esattamente quanto lei. Sta aspettando Astolfo?
- Sì, signori, aspetto Astolfo anch’io. Ha detto che sarebbe sceso alle tre e mi avrebbe riportato il senno. Per l’occasione, ho preparato una torta di mele squisita! Contenti?
- Santo Cielo, l’ha preparata proprio lei, signor Lupo! Ha sentito, Lord Amleto, l’ha fatta con le sue mani! Non è fantastico?
- Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca…
- Non si preoccupi, caro, non è stato poi così impegnativo!
- Suvvia, per l’amor del Cielo, quanto ci mette Astolfo, a recuperare queste ampolle?! Io un lupo che prepara torte, non credo di averlo visto mai.
- Signor Beckett-scrittore, qual è il suo problema, ha così tanta fretta di recuperare il senno? Non dimentichi che ci sono io, prima. Fino a prova contraria, Astolfo, sulla luna, ci è andato per me!
- Cavaliere Orlando, buon uomo, mi perdoni, non intendevo mica saltare la fila! Non sa quante volte ho atteso alla posta e poi, stanco, ci rinunciavo e chiamavano il mio numero proprio quando ero andato via. Così, mi toccava tornare indietro, il giorno successivo. Brutto affare, brutto affare davvero. Che cosa crede che mi costi aspettare, qui, per recuperare la mia ampolla? Io aspetto il mio turno, si figuri se non aspetto. Lord Amleto, lei che di ampolle se ne intende, non trova che la mia sia un’ottima soluzione?
- Poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie, naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
- Ero certo che mi avrebbe assecondato, buon uomo. Mi perdoni se non l’ho fatto io, ma proprio non voglio che si perda così, per uno zio che neanche la ama così tanto. Dia retta a me, ascolti suo padre!
- Per tutti gli dei, ha ragione! Ascolti il suo consiglio, Lord Amleto. È padre anche lui! Ha sentito? Ha perso il senno per via dei suoi figli, come ha detto che si chiamano, signor Beckett?
- Vladimir ed Estragon, buon uomo. Ma non sono propriamente miei…
- Adottati! Meglio ancora! Questa gioventù non apprezza niente. Poteva mandarci loro, a fare la fila alle poste.
- Buon Orlando, avevano da fare.
- Sì, e cosa di così importante?
- Gliel’ho detto, quella storia di Godot.
- Per tutti gli dei! Non è una motivazione valida! Non trova anche lei, Lord Amleto, che i figli del signor Beckett avrebbero dovuto darsi una mossa, per amore del padre?
- Così ci fa vigliacchi la coscienza.
- Ben detto! Ecco perché volevo la bambina, e non la nonna.
- Scusate, voi!
- Santo cielo, chi è là, su quella stella?
- Scusate!
- Per tutti gli dei, le sembra il modo di dipingere, le andranno a fuoco le braghe!
- Così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso.
- Lord Amleto, ma che diavolo dice? Tu, lassù, la vuoi una fetta di torta?
- Come?
- Dico: la vuoi una fetta di torta?
- Come dice? La nonna è morta?
- Sì, anche! Ma non ci senti? Ti ho chiesto se vuoi una fetta di torta! T-o-r-t-a!
- Mi scusi, Lupo, è che mi manca un orecchio! Non è niente. Piuttosto, sono venuto a dirvi una cosa!
- Cosa, buon uomo, cosa?
- Astolfo non scende!
- Per tutti gli dei, cosa?
- Astolfo non scende!
- Oh nonna mia! Niente torta, signori, niente torta. Il pittore è venuto a…
- A sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo.
- No! Ho detto: Astolfo non scende!
- Ehi, tu, lassù! Sai mica come curare il mal di testa?
Questa storia si conclude con quattro nasi all’insù, verso la luna.
Intorno, la notte che dorme.
No, non fate rumore. C’è la notte che dorme.
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