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Articolo di Emiliana Cristiano
Scritto il 14 febbraio, alle 15 : 31 PM
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“Labeling” – II parte

“Labeling” – II parte

La particolarità della stanza in cui si trovano Elisabeth e Steve è che una delle quattro pareti è per metà fatta di vetro, mentre nell’altra metà una porta d’acciaio rappresenta l’unico accesso all’altro lato. Al di là della vetrata, in una cabina molto stretta, ci sono due uomini con una divisa beje, uno dei quali è di spalle, seduto ad una scrivania su cui ci sono quattro monitor disposti a coppia uno su l’altro a formare un cubo. L’altro uomo è in piedi rivolto verso i due che si avvicinano all’entrata. Elisabeth gli fa un cenno con la testa e lui porta la mano sotto la scrivania dove è seduto il suo collega. Un suono simile a quello di un citofono sblocca la serratura della porta d’acciaio che, spinta dalla mano di Elisabeth, si apre. La donna attende l’ingresso di Steve e richiude

L’area antistante la cabina è molto ampia, ci sono dei tavoli di legno, uno dei quali occupato da cinque pazienti che, in modo molto animato, giocano a carte. Altri quattro sono seduti su un divano a guardare la televisione posizionata in alto e mantenuta al muro da un braccio metallico. In fondo alla sala ci sono tre grosse finestre aperte, dal cui proviene una luce soffusa, a causa delle grate che rendono impossibile anche la fuoriuscita di una matita. Di fronte all’entrata c’è un breve corridoio dove sta avendo luogo una discussione tra un infermiere dalle spalle larghe e un anziano signore molto agitato

-Ti avverto Tom, se ti becco di nuovo a dire parolacce contro Nixon o chiunque altro ti faccio passare una brutta mezz’ora

 

-Eccone un altro! Hai votato anche tu per quel buono a nulla? Quell’uomo è un f…

 

-Ora basta Tom! Mi sono spiegato? Non costringermi ad usare le maniere forti. Vai a guardare la televisione e stai zitto.

 

Distogliendo per un attimo lo sguardo da Tom, l’infermiere si accorge della presenza di Elisabeth e Steve che nel frattempo si sono avvicinati a lui

-Buon giorno Jack!

 

-Ciao Elisabeth

 

-Jack, lui è Steve Taylor. Steve resterà con noi per un po’.

 

-Si, sono già al corrente di tutto. Ciao Steve!

 

-Salve Jack.

 

-Jack è il responsabile di questo reparto, di qualunque cosa abbia bisogno, chieda pure a lui. Tutto chiaro Steve?

 

-Perfettamente.

 

-Bene! Allora  io torno su. La lascio in buone mani, arrivederci Steve.

 

-Arrivederci Elisabeth, stia bene.

Con un’andatura molto veloce, Elisabeth si avvia verso l’uscita

 

-Elisabeth! Aspetta un attimo…

 

Jack con una leggera corsetta raggiunge la donna e, avvicinandosi al suo orecchio, le bisbiglia qualcosa. I due continuano il loro dialogo tenendo il tono della voce molto basso e dando le spalle a Steve che, invano, cerca di carpire qualcosa

-Tu, brutto figlio di puttana!

 

Steve si volta di scatto e si ritrova il dito indice di Tom ad un palmo dal suo naso

-Si, tu! Chi cazzo sei? Ti ha mandato lui qui? Sei venuto a prendermi, figlio di puttana?

 

-Ma io…

 

-Beh, puoi dire al tuo Presidente che io non mi muovo da qui. Ci vada lui nel fottuto Vietnam, io ho già combattuto la mia dannata guerra e se crede che…

 

-Adesso basta Tom, mi hai stufato

 

La voce tonante di Jack, non più in compagnia di Elisabeth, zittisce l’intera sala che cessa tutte le sue attività per prestare attenzione a quello che succede

-Sei troppo agitato. Bisogna che qualcuno ti faccia calmare!

 

Sul volto di Tom compare un’espressione di paura, come se avesse visto un fantasma

 

-Scusa Jack, mi dispiace; non volevo farti arrabbiare. Me ne starò buono buono a guardare la televisione. Ecco, guarda vado a sedermi ok?

 

Tom sta per raggiungere il divano ma viene veemente fermato da due infermieri a cui Jack aveva fatto cenno con la mano

 

-Noooo! Lasciatemi stare,  Jack ti prego non farmi questo, nella bottega no. Ho detto che mi dispiace Jack, Jack  nooooo>

 

-Sta buono stupido vecchio!

 

-Andiamo Tom, non fare storie; le conosci le regole!

 

Dopo una breve resistenza, il corpo vecchio e stremato di Tom non si regge neanche in piedi e, a spalla, viene trascinato dai due infermieri per il corridoio mentre il pianto e le urla rimbombano in tutta la sala caduta in un silenzio totale

-Allora! Che succede? Avete perso la lingua? Lo spettacolo è finito, tornate a fare quello che stavate facendo!

 

Poi, come se nulla fosse accaduto, si rivolge a Steve

-Torniamo a noi Steve…Steve mi ascolta?

 

L’immagine del vecchio Tom trascinato via con la forza lascia Steve in uno stato di shock tale da fargli venire una leggera balbuzie

-Do…do…dove lo stanno portando? Cosa gli fanno?

 

-Sta tranquillo Steve, Tom starà bene!

 

Le parole di Jack non sembrano rassicurare Steve che ha ancora un’espressione sconvolta

-Tutto ok Steve?

 

-Si, credo di si!

 

-Bene, allora cominciamo dal personale: i due sorveglianti che sono in quella che noi chiamiamo “la cabina di regia” sono Bill e Jimmy. Tramite le telecamere, loro vedono tutto quello che accade in ogni buco del reparto. Conoscerai altre due coppie di guardiani che, a turno, coprono le ventiquattro ore. Questa che vedi è la sala dove i nostri pazienti passano la maggior parte del loro tempo; giocano a carte, guardano la televisione e altre cose del genere. Tutte le attività vengono interrotte alle ventidue, ora in cui si spengono le luci e si va a dormire. A parte il sottoscritto ci sono altri sette infermieri più tre ausiliari. Durante il giorno ci saranno sempre cinque membri del personale, mentre nel turno di notte ce ne saranno tre  fermo restando la presenza fissa dei guardiani. Qualche domanda Steve?

 

-No, nessuna!

 

-Bene! Ora seguimi, ti mostro le altre stanze.

A lunedì prossimo per la terza puntata

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Marco Modugno


Nasco a Napoli il 19 dicembre 1976. Diplomato in ragioneria, consulente editoriale dal 2001 e giornalista pubblicista dal 2004, coltivo da sempre la passione per il cinema e l'hobby della scrittura. Felicemente sposato dal 2005 con Anna, ho due figli, Francesco e Gabriele.


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