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Scritto il 15 ottobre, alle 14 : 19 PM
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Gabriele D’Annunzio: artista fallito o manager di successo?

Gabriele D’Annunzio: artista fallito o manager di successo?

Vi sembrerà strano, ma é facile innamorarsi della vita di Gabriele D’Annunzio. Era il primo di ben 5 fratelli, beh certo, prima si facevano molti più figli qui in Italia: era il 1873! Abruzzese, nato a Pescara, chissà cosa direbbe oggi della sua regione.

D’Annunzio é stato di tutto per l’Italia: poeta e scrittore, ma ancor prima soldato, politico e addirittura testimonial pubblicitario. Imprenditore di se stesso, molto lontano però dagli imprenditori di oggi perché geniale, pensate che per far pubblicità alla sua prima raccolta, Primo Vere, fece diffondere la falsa notizia della propria morte in seguito ad una brusca caduta da cavallo, dopo qualche tempo, però, eccolo resuscitare e trasferirsi a Roma per continuare gli studi dopo il liceo, ormai era una star.

La bravura nello scrivere, soprattutto inizialmente in campo giornalistico, diede a Gabriele la possibilità di guadagnare un bel gruzzolo, ma non credete che navigasse nell’oro: suoi altri interessi, paralleli alla letteratura, erano le donne e la bella vita, associata poi all’ambiente della Roma-bene di quegli anni (che poi non é così diversa da quella di oggi), consegnarono al Nostro un bel carico di problemi, che l’astuto giornalista pensò di risolvere sposando la ricca duchessa gallese Maria Hardouin. Tutto risolto, per ora.

La sua fama fu accresciuta dal suo primo vero capolavoro, Il Piacere, anche se il suo segreto non stava nei contenuti o nella forma, ma in entrambi gli elementi, sommati ad uno stile di vita da vero VIP: tutti volevano essere D’Annunzio, tutti lo imitavano, si vestivano come lui e ne copiavano gli atteggiamenti, una vera icona del tempo.

Tra il 1891 e il 1893 D’Annunzio visse a Napoli, dove compose il suo secondo romanzo, L’Innocente, seguito da Il Trionfo della Morte dalle liriche del Poema Paradisiaco.

Nel 1897 divenne deputato della destra, passando poi clamorosamente a sinistra dichiarando “vado verso la vita”, nulla di strano per noi oggi, un tempo era ancora scandalo.

D’Annunzio si trasferì poi a Firenze per stare accanto alla sua Eleonora Duse, era un’attrice e lui, diciamo così, un vero esteta, addirittura prese in affitto una villa per trasformarla poi in un vero monumento a se stesso e al decadentismo che egli impersonava.

Anche Gabriele, però, litigava con la propria ragazza, del resto con il suo caratterino non c’era che da aspettarselo. Pubblicò infatti il romanzo Il fuoco in cui descrisse impietosamente il loro rapporto.

A quel punto non restava che scappare, dalla Duse in primis e dai creditori in secundis, D’annunzio se  ne andò in Francia.

L’esilio volontario, tuttavia, non lo tene lontano dall’impegno per la propria patria, dopo Parigi, visse per breve tempo in un paesino sulla costa ovest della Francia, sole, mare e tranquillità: non era assolutamente ciò che faceva per lui.

Il poeta infatti fu sempre impegnato a sostenere imprese colonialistiche in Libia (appoggiando l’azione politicamente) , successivamente a Fiume (guidando addirittura una spedizione a capo di un manipolo di soldati). Fu addirittura promotore dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra, poi perse un occhio per una ferita non curata causata dall’urto contro la mitragliatrice dell’aereo da lui stesso pilotato durante una missione. Neanche questo lo fermò, poiché, assistito dalla figlia Renata, scrisse Notturno su una sottile striscia di carta, così da poter redigere il testo senza dover mai andare a capo, e quindi vedere.

Disilluso dall’esperienza da attivista, nel febbraio 1921 si ritirò in un’esistenza solitaria nella villa di Cargnacco (Lombardia). Ribattezzata il Vittoriale degli italiani fu ampliata e successivamente aperta al pubblico. Perché? Qui D’Annunzio potè collezionare, nella più totale solitudine ed ormai sesntitosi abbandonato dai riflettori, oggetti e cimeli dall’aspetto monumentale e sorprendente, preso ormai dalla smania di dover essere ricordato.

Morì il 1° marzo 1938 di emorragia cerebrale, il regime fascista lo commemorò con solenni funerali di stato, ma solo dopo aver strumentalizzato sistematicamente il suo pensiero a vantaggio della propaganda.

Gabriele D’annunzio, tipetto poco raccomandabile, avrebbe (ed ha) fatto di tutto per la fama. A suo tempo c’era la guerra e la penna con cui farsi sentire, il cinema stava appena inziando a diffondersi e già D’Annunzio lo vediamo alle prese con numerosi films e reclame, abbigliato con una gusto d’avanguardia tanto raffinato da fare da modello a Valentino.

Voi cosa fareste per la popolarità? Lui é diventato un genio.

Gabriele D’Annunzio: tipetto poco raccomandabile

Vi sembrerà strano, ma é facile innamorarsi della vita di Gabriele D’Annunzio. Era il primo di ben 5 fratelli, beh certo, prima si facevano molti più figli qui in Italia: era il 1873! Abruzzese, nato a Pescara, chissà cosa direbbe oggi della sua regione.

D’Annunzio é stato di tutto per l’Italia: poeta e scrittore, ma ancor prima soldato, politico e addirittura testimonial pubblicitario. Imprenditore di se stesso, molto lontano però dagli imprenditori di oggi perché geniale, pensate che per far pubblicità alla sua prima raccolta, Primo Vere, fece diffondere la falsa notizia della propria morte in seguito ad una brusca caduta da cavallo, dopo qualche tempo, però, eccolo resuscitare e trasferirsi a Roma per continuare gli studi dopo il liceo, ormai era una star.

La bravura nello scrivere, soprattutto inizialmente in campo giornalistico, diede a Gabriele la possibilità di guadagnare un bel gruzzolo, ma non credete che navigasse nell’oro: suoi altri interessi, paralleli alla letteratura, erano le donne e la bella vita, associata poi all’ambiente della Roma-bene di quegli anni (che poi non é così diversa da quella di oggi), consegnarono al Nostro un bel carico di problemi, che l’astuto giornalista pensò di risolvere sposando la ricca duchessa gallese Maria Hardouin. Tutto risolto, per ora.

La sua fama fu accresciuta dal suo primo vero capolavoro, Il Piacere, anche se il suo segreto non stava nei contenuti o nella forma, ma in entrambi gli elementi, sommati ad uno stile di vita da vero VIP: tutti volevano essere D’Annunzio, tutti lo imitavano, si vestivano come lui e ne copiavano gli atteggiamenti, una vera icona del tempo.

Tra il 1891 e il 1893 D’Annunzio visse a Napoli, dove compose il suo secondo romanzo, L’Innocente, seguito da Il Trionfo della Morte dalle liriche del Poema Paradisiaco.

Nel 1897 divenne deputato della destra, passando poi clamorosamente a sinistra dichiarando “vado verso la vita”, nulla di strano per noi oggi, un tempo era ancora scandalo.

D’Annunzio si trasferì poi a Firenze per stare accanto alla sua Eleonora Duse, era un’attrice e lui, diciamo così, un vero esteta, addirittura prese in affitto una villa per trasformarla poi in un vero monumento a se stesso e al decadentismo che egli impersonava.

Anche Gabriele, però, litigava con la propria ragazza, del resto con il suo caratterino non c’era che da aspettarselo. Pubblicò infatti il romanzo Il fuoco in cui descrisse impietosamente il loro rapporto.

A quel punto non restava che scappare, dalla Duse in primis e dai creditori in secundis, D’annunzio se  ne andò in Francia.

L’esilio volontario, tuttavia, non lo tene lontano dall’impegno per la propria patria, dopo Parigi, visse per breve tempo in un paesino sulla costa ovest della Francia, sole, mare e tranquillità: non era assolutamente ciò che faceva per lui.

Il poeta infatti fu sempre impegnato a sostenere imprese colonialistiche in Libia (appoggiando l’azione politicamente) , successivamente a Fiume (guidando addirittura una spedizione a capo di un manipolo di soldati). Fu addirittura promotore dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra, poi perse un occhio per una ferita non curata causata dall’urto contro la mitragliatrice dell’aereo da lui stesso pilotato durante una missione. Neanche questo lo fermò, poiché, assistito dalla figlia Renata, scrisse Notturno su una sottile striscia di carta, così da poter redigere il testo senza dover mai andare a capo, e quindi vedere.

Disilluso dall’esperienza da attivista, nel febbraio 1921 si ritirò in un’esistenza solitaria nella villa di Cargnacco (Lombardia). Ribattezzata il Vittoriale degli italiani fu ampliata e successivamente aperta al pubblico. Perché? Qui D’Annunzio potè collezionare, nella più totale solitudine ed ormai sesntitosi abbandonato dai riflettori, oggetti e cimeli dall’aspetto monumentale e sorpren

Gabriele D’Annunzio: tipetto poco raccomandabile

Vi sembrerà strano, ma é facile innamorarsi della vita di Gabriele D’Annunzio. Era il primo di ben 5 fratelli, beh certo, prima si facevano molti più figli qui in Italia: era il 1873! Abruzzese, nato a Pescara, chissà cosa direbbe oggi della sua regione.

D’Annunzio é stato di tutto per l’Italia: poeta e scrittore, ma ancor prima soldato, politico e addirittura testimonial pubblicitario. Imprenditore di se stesso, molto lontano però dagli imprenditori di oggi perché geniale, pensate che per far pubblicità alla sua prima raccolta, Primo Vere, fece diffondere la falsa notizia della propria morte in seguito ad una brusca caduta da cavallo, dopo qualche tempo, però, eccolo resuscitare e trasferirsi a Roma per continuare gli studi dopo il liceo, ormai era una star.

La bravura nello scrivere, soprattutto inizialmente in campo giornalistico, diede a Gabriele la possibilità di guadagnare un bel gruzzolo, ma non credete che navigasse nell’oro: suoi altri interessi, paralleli alla letteratura, erano le donne e la bella vita, associata poi all’ambiente della Roma-bene di quegli anni (che poi non é così diversa da quella di oggi), consegnarono al Nostro un bel carico di problemi, che l’astuto giornalista pensò di risolvere sposando la ricca duchessa gallese Maria Hardouin. Tutto risolto, per ora.

La sua fama fu accresciuta dal suo primo vero capolavoro, Il Piacere, anche se il suo segreto non stava nei contenuti o nella forma, ma in entrambi gli elementi, sommati ad uno stile di vita da vero VIP: tutti volevano essere D’Annunzio, tutti lo imitavano, si vestivano come lui e ne copiavano gli atteggiamenti, una vera icona del tempo.

Tra il 1891 e il 1893 D’Annunzio visse a Napoli, dove compose il suo secondo romanzo, L’Innocente, seguito da Il Trionfo della Morte dalle liriche del Poema Paradisiaco.

Nel 1897 divenne deputato della destra, passando poi clamorosamente a sinistra dichiarando “vado verso la vita”, nulla di strano per noi oggi, un tempo era ancora scandalo.

D’Annunzio si trasferì poi a Firenze per stare accanto alla sua Eleonora Duse, era un’attrice e lui, diciamo così, un vero esteta, addirittura prese in affitto una villa per trasformarla poi in un vero monumento a se stesso e al decadentismo che egli impersonava.

Anche Gabriele, però, litigava con la propria ragazza, del resto con il suo caratterino non c’era che da aspettarselo. Pubblicò infatti il romanzo Il fuoco in cui descrisse impietosamente il loro rapporto.

A quel punto non restava che scappare, dalla Duse in primis e dai creditori in secundis, D’annunzio se  ne andò in Francia.

L’esilio volontario, tuttavia, non lo tene lontano dall’impegno per la propria patria, dopo Parigi, visse per breve tempo in un paesino sulla costa ovest della Francia, sole, mare e tranquillità: non era assolutamente ciò che faceva per lui.

Il poeta infatti fu sempre impegnato a sostenere imprese colonialistiche in Libia (appoggiando l’azione politicamente) , successivamente a Fiume (guidando addirittura una spedizione a capo di un manipolo di soldati). Fu addirittura promotore dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra, poi perse un occhio per una ferita non curata causata dall’urto contro la mitragliatrice dell’aereo da lui stesso pilotato durante una missione. Neanche questo lo fermò, poiché, assistito dalla figlia Renata, scrisse Notturno su una sottile striscia di carta, così da poter redigere il testo senza dover mai andare a capo, e quindi vedere.

Disilluso dall’esperienza da attivista, nel febbraio 1921 si ritirò in un’esistenza solitaria nella villa di Cargnacco (Lombardia). Ribattezzata il Vittoriale degli italiani fu ampliata e successivamente aperta al pubblico. Perché? Qui D’Annunzio potè collezionare, nella più totale solitudine ed ormai sesntitosi abbandonato dai riflettori, oggetti e cimeli dall’aspetto monumentale e sorprendente, preso ormai dalla smania di dover essere ricordato.

Morì il 1° marzo 1938 di emorragia cerebrale, il regime fascista lo commemorò con solenni funerali di stato, ma solo dopo aver strumentalizzato sistematicamente il suo pensiero a vantaggio della propaganda.

Gabriele D’annunzio, tipetto poco raccomandabile, avrebbe (ed ha) fatto di tutto per la fama. A suo tempo c’era la guerra e la penna con cui farsi sentire, il cinema stava appena inziando a diffondersi e già D’Annunzio lo vediamo alle prese con numerosi films e reclame, abbigliato con una gusto d’avanguardia tanto raffinato da fare da modello a Valentino.

Voi cosa fareste per la popolarità? Lui é diventato un genio.

dente, preso ormai dalla smania di dover essere ricordato.

Morì il 1° marzo 1938 di emorragia cerebrale, il regime fascista lo commemorò con solenni funerali di stato, ma solo dopo aver strumentalizzato sistematicamente il suo pensiero a vantaggio della propaganda.

Gabriele D’annunzio, tipetto poco raccomandabile, avrebbe (ed ha) fatto di tutto per la fama. A suo tempo c’era la guerra e la penna con cui farsi sentire, il cinema stava appena inziando a diffondersi e già D’Annunzio lo vediamo alle prese con numerosi films e reclame, abbigliato con una gusto d’avanguardia tanto raffinato da fare da modello a Valentino.

Voi cosa fareste per la popolarità? Lui é diventato un genio.

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Antonio De Palma


Nasce in ospedale durante un ozioso pomeriggio di giugno. Dopo una formazione classica decide di cambiare tutto, infatti si laurea in Lettere Moderne; non contento, si specializza in Linguistica Generale con una tesi sul linguaggio dei giornali online. Fan sfegatato della vita, nasce davvero dopo aver letto il suo primo libro "Ventimila leghe sotto i mari". Capisce quanto sia straordinario leggere se nessuno si aspetta che tu lo faccia.


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Antonio De Palma
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